"Condizionata da Casalesi": l'impresa Pi.Ca nei guai
Nonantola. Tolto il certificato antimafia ed esclusione dalla white list per l’azienda degli imprenditori simbolo della legalità
NONANTOLA. Per anni hanno vissuto sotto scorta, loro simbolo della legalità e della dura opposizione allo strapotere degli interessi criminali campani. Erano stati tra i primi imprenditori a denunciare l’opprimente pressione dei Casalesi, ma adesso le indagini del Girer e un provvedimento della prefettura di Modena raccontano tutta un’altra verità. La Pi.Ca Holding è fuori dalla white list del terremoto e le viene tolto anche il certificato antimafia perché è “fondata la sussistenza di un sensibile condizionamento da parte della criminalità organizzata casertana”.
Alla base della decisione ci sono i rapporti tra la Pi.Ca e la famiglia Fontana, imprenditori di Casapesenna, finiti a luglio nell’inchiesta “Medea” con l’accusa di associazione mafiosa, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. In particolare è la figura di Giuseppe Fontana a fare da filo conduttore tra la Pi.Ca e i Casalesi di Michele Zagaria. Pino Fontana è infatti cognato del boss campano e, insieme al padre e ai fratelli, viene considerato diretta espressione di Zagaria. La vicenda Fontana, per anni considerato imprenditore antimafia per le sue denunce contro il pizzo, svela invece una nuova strategia delle imprese colluse: denunciare per rifarsi la nomea, tenere lontani gli inquirenti e poter continuare ad operare nel mondo degli appalti pubblici sotto la veste delle vittime della malavita organizzata.
Il caso emblematico, per ciò che attiene la Pi.Ca è l’affare Co.Ge.Fon, ossia la cessione del ramo d’azienda dell’impresa campana a quella nonantolana. L’azienda di Carinaro è stata colpita nel 2009 da un’interdittiva antimafia, ma secondo il piano di Fontana, con la cessione del ramo d’azienda, avrebbe comunque potuto partecipare ai bandi pubblici. L’imprenditore campano lo dice chiaramente in un’intercettazione telefonica, captata dai carabinieri: fa partecipare ad una gara d’appalto la Pi.Ca da cui otterrà poi il subappalto.
Ma tra Fontana e i vecchi soci in Pi.Ca, Francesco Piccolo (attuale procuratore speciale) e Raffaele Cantile, i rapporti sono ben più retrodatati e risalgono al 2005 quando Co.Ge.Fon e appunto Pi.Ca fondano la Impredil, società che realizzò insediamenti produttivi ad Anzio. Così come di affari tra Piccolo e i Fontana c’erano stati anche per l’Immobiliare Bondeno, con Francesco Piccolo che sostituì Giuseppe Fontana in veste di amministratore unico nel 2003 dopo aver acquistato quote da Paolo, padre di Giuseppe.
L’imprenditore legato a Zagaria, scrive il Girer, è ospite a Modena di Piccolo e quest’ultimo si presta “a svolgere una funzione nella strategia del Fontana di accreditarsi agli occhi di esponenti autorevoli sul territorio delle forze dell’ordine e nell’ambito dei circuiti antiracket”, diventando un mezzo del piano di Michele Zagaria: riaffrancare agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni imprese a lui vicine, inducendole a simulare denunce di intimidazioni ed estorsioni subite dal clan. (fd)
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