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SEQUESTRO MUSSINI, LE MOTIVAZIONI

I giudici: «I Pichetto sempre vicini al capo dei rapitori»

È una lunga serie di episodi avvenuti sullo sfondo di un contenzioso economico a rendere plausibile l’idea che siano stati gli ex soci del padre a decidere e gestire dietro le quinte il sequestro di...

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È una lunga serie di episodi avvenuti sullo sfondo di un contenzioso economico a rendere plausibile l’idea che siano stati gli ex soci del padre a decidere e gestire dietro le quinte il sequestro di Vanessa Mussini, studentessa universitaria figlia di un imprenditore del settore autotrasporti, Vanni Mussini. Anche dopo la sua condanna e la carcerazione, i due ex soci – i coniugi Arietto Pichetto e Luana Ganzerli – hanno continuato a seguire il capo della banda che ha rapito la ragazza sull’Autostrada del Sole vicino a Reggio: gli sono stati dati soldi e lei lo ha persino adottato. Questo è lo sfondo che ha spinto la Corte d’Assise di Modena a condannare la coppia a 16 anni e mezzo di carcere per sequestro di persona. I giudici hanno quindi seguito in pieno la tesi accusatoria del pm Dda Francesco Caleca. Le motivazioni della sentenza vengono però contestate dalla difesa, avvocati Enrico Fontana e Guido Sola, che hanno depositato una corposa istanza per ricorrere in appello.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna la Corte d’Assise ritiene quindi credibile la ricostruzione del pm Caleca e in prima battuta della Squadra Mobile della Questura di Modena, che non si basava su prove assodate ma su una lunga serie di episodi indiziari e di intercettazioni telefoniche e ambientali che, secondo loro coerentemente, portavano a ritenere senza dubbi che il sequestro andasse inquadrato nel contenzioso aspro tra Pichetto e la Ganzerli e il loro ex socio Vanni Mussini. Questi lamentava un consistente ammanco dalla compagnia di autotrasporti che dirigeva, la Acs.

È quindi in questa chiave, che secondo i giudici, va letta l’escalation di violenze contro Mussini: il pestaggio in strada, le minacce di morte, le telefonate anonime e alla fine una mattina del febbraio 2008 il sequestro di Vanessa, fermata da finti agenti in A1 e portata in un covo sulla Nazionale per Carpi. Per il sequestro erano stati condannati i tre esecutori. Proprio il leader della banda era l’uomo di riferimento della Ganzerli, il suo dipendente con la quale aveva anche intrattenuto una relazione. Una volta condannato, il capo è stato seguito in carcere dalla Ganzerli che lo ha persino adottato e gli ha fatto avere denaro.

Tutti questi elementi sono secondo il pm e anche i giudici chiaramente interpretabili in una precisa direzione: Pichetto e la Ganzerli erano i mandanti del sequestro. La difesa ritiene invece che gli episodi vadano letti in una chiave completamente diversa. (c.g.)

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