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incontro con i giovani universitari

Don Solmi: «Serve misericordia»

Don Solmi: «Serve misericordia»

Il vescovo di Parma cita il Papa e parla di famiglia, separati, gay

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«La misericordia vale per tutti, specie per le famiglie ferite». Tornato ieri nella “sua” Modena, don Enrico Solmi ha lanciato tanti “semi” di speranza. Il vescovo di Parma è intervenuto nella chiesa della Sacra Famiglia. Proprio la famiglia era il tema degli incontri curati dai giovani universitari, coordinati da Giovanni Boschini. Il sacerdote di San Vito era stato invitato anche per l’esperienza di padre sinodale.

Don Enrico non ha trascurato alcuni temi che hanno “circondato” il tavolo in Vaticano. Come i sacramenti ai divorziati, su cui la risposta è attesa da Papa Francesco. «Non solo non devono sentirsi scomunicati - ha ripreso l’ospite, citando il punto numero 84 della relazione finale del Sinodo - ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa. Quest’integrazione è necessaria per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti».

Un esempio da lui citato è il matrimonio tra un uomo e una donna incontratisi in un gruppo per separati. «Un dono di Dio - ha spiegato il vescovo parmense - perché hanno maturato la forza di guardare dentro il loro vuoto. Ciò, oso dire, è quello che il Papa vuole: una Chiesa misericordiosa verso tutti».

L’esempio giunge dall’Alto. «Dio si china verso il Suo popolo come una mamma verso il bimbo - ha ripreso il sacerdote - o come un papà che gli stampa un bacio sulla guancia». Una delle questioni aperte in Italia è il riconoscimento delle unioni tra omosessuali. Un tema, ha assicurato il padre sinodale, di cui non si è parlato in Vaticano. «Bisogna distinguere - ha sostenuto don Enrico - tra l’accoglienza delle persone con tendenze omosessuali, per cui Gesù è morto in croce come per tutti, dal matrimonio. So di dire questo rischiando di andare al Sant’Anna, ma il mio è un messaggio d’inclusione».

Il vescovo è sulla scia del “collega” di Modena. Nella parrocchia di strada Vaciglio don Erio aveva distinto tra accoglienza incondizionata dell’altro e facoltà di essere in disaccordo con le sue idee. Tra i temi discussi ieri le convivenze («serve una riflessione») e i tribunali ecclesiastici («Modena va a schioppettate, anche il vescovo può essere giudice»). «Nel Sinodo sono emersi gravi problemi sulla famiglia che noi neghiamo - ha garantito il testimone privilegiato - come la miseria, la guerra, le persecuzioni. In alcuni Paesi gli anziani stanno sotto l’Isis, i giovani tentano di scappare». La chiave, in generale, potrebbe essere ribaltare la prospettiva. «Il Papa ha detto di essere il punto più basso di una piramide rovesciata - ha concluso don Enrico - per servire tutti». (g.f.)

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