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La terremotata che ha smascherato tutto

La terremotata che ha smascherato tutto

«Donò 20mila euro dopo il sisma, promettendo di inserirci nel testamento e invece è sparito»

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MIRANDOLA. Merito della lontana cugina del farmacista, che vive a Mirandola in un container, dopo che il terremoto, tre anni fa, ha distrutto la sua casa, se la vicenda dell’eredità è venuta alla luce in tutta la sua gravità. È Paolino Diazzi, il genero di Maria Perondi, che racconta come sono arrivati a presentare un esposto ai carabinieri di Legnaro. «Mia suocera è cugina alla lontana da parte di mamma del dottor Focherini - dice - Tre anni fa, all’indomani del devastante terremoto, il farmacista è venuto qui a Mirandola per salutarla e rincuorarla e, nell’occasione, le ha regalato 20mila euro, assicurandole che si sarebbe ricordato di lei nel testamento. Non stava già molto bene, era molto magro, forse malato. Ogni tanto lui e mia suocera si sentivano fino al giorno in cui è sparito. Il telefono risultava spento e non sapevamo che pensare. Siamo andati una mattina a San Giacomo delle Segnate e abbiamo visto che il dottore riposava nella tomba di famiglia accanto ai genitori. A quel punto ci siano ricordati delle sue promesse e abbiamo cominciato a guardarci attorno per capire se aveva lasciato un testamento. Non riuscendo a venire a capo della cosa, abbiamo deciso di fare un salto a Legnaro dove abbiamo bussato alla porta della caserma dei carabinieri».

È però passato altro tempo prima che il comandante della stazione e Paolino Diazzi arrivassero al nome del notaio e al testamento. «Ci siamo arrivati assieme, io facendo richiesta all’Ufficio Testamenti di Roma e il luogotenente Soldano attraverso i suoi accertamenti. Così siamo venuti in possesso della copia dell’atto, che il farmacista aveva riscritto venti giorni prima di morire e che è stato trovato nella casa di Gallio dove un anno fa è morto. Mia suocera non era citata, ma era chiaro che i milioni in Btp andavano alla Caritas che avrebbe dovuto utilizzare gli interessi di quei titoli, che specificava che erano inalienabili, esclusivamente per aiutare i poveri della parrocchia. Siamo tornati a Legnaro per portare il luogotenente conoscenza del contenuto del testamento. Lui nell’occasione ci ha detto che in effetti da qualche tempo il parroco aveva cambiato vita e che c’erano chiacchiere in giro, ma che non poteva fare alcuna verifica in attesa di una qualunque denuncia. E così abbiamo firmato un esposto che ha aperto la strada alle indagini. Che dire ora? Che papa Francesco ha tanto lavoro da fare nella Chiesa».

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