Pd Modena, è tornata la nebbia
Un po’ come sono tornate le nebbie di una volta (per le mezze stagioni si vedrà) riecco le fibrillazioni modenesi dentro il Pd
MODENA. Un po’ come sono tornate le nebbie di una volta (per le mezze stagioni si vedrà...) riecco le fibrillazioni modenesi di un Pd che da tempo aveva visto le proprie fazioni deporre (o nascondere in soffitta) le armi della battaglia interna. Prima di tutto per ché Matteo Richetti is back. E’ uscito a testa alta, pur con comprensibile e giustificata amarezza per il danno subito, dalla vicenda dell’inchiesta sulle spese pazze regionali che lo aveva tenuto a lungo tra color che son sospesi; non si è abbattuto più di tanto per essere nel frattempo caduto dal ristrettissimo giglio magico renziano, petalo forse prematuro forse troppo impaziente o troppo poco allineato, non si è mai capito bene, chissà. E ha ricominciato ad attraversare il deserto: da casa, da dove era partito, da Modena.
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Dove ha trovato in effetti terreno adatto per ricominciare a muovere le sue truppe: un partito monocorde più che compatto, con poco fiato anche per urlare più che convinto di un confronto contenuto nei toni, unito solo in apparenza ma in realtà acquattato dietro chi ha responsabilità di governo nazionale e locale (a Roma, in provincia, città e regione) e copre abbondantemente la scena. In realtà, la figura e la strategia di Renzi hanno concentrato su di lui e intorno a lui tutte le energie di un dibattito che ha visto il partito scivolare a ruolo di strumento, vago fondale di scena: l’estate del premier corrisponde all’inverno del partito, fatti salvi gli abbracci ai volontari ai fornelli delle feste.
A Modena come ovunque. Ora che nel monolito si tenta qua e là di aprire qualche spiraglio, è normale che anche qui si muovano le acque. E non è detto sia un male: a patto che non significhi solo assistere a riposizionamenti, giochi di prestigio per il riequilibrio di pesi e poteri, imboscate e tresche per ridefinire assetti e carriere future in ragione di vendette postume. Se così fosse, si certificherebbe che la rottamazione di quanto andava rottamato non è avvenuta. E che l’inverno del Pd non avrà primavera: rimarrà per i sostenitori (prima ancora che per capi e capetti) quello dello loro scontento, per dirla con Steinbeck (grande e attualissimo romanzo) più che con Shakespeare.
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