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Sassuolo. Visita urgente, odissea di una paziente

di Alfonso Scibona
Sassuolo. Visita urgente, odissea di una paziente

Dimesso dall’ospedale con la prescrizione di un immediato controllo sballottato tra gli uffici. «Assurdo, denuncio questi burocrati ai carabinieri»

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SASSUOLO. Una odissea sanitaria. E un rimpallarsi la responsabilità su una prescrizione nefrologica urgente che ha mandato su tutte le furie l’interessato, deciso a portare tutti davanti ad un giudice.

«Sono stati ricoverato con codice rosso all'ospedale di Sassuolo – racconta Giorgio Rinaldini – per ben 11 giorni. Alle dimissioni, che sono state firmate al Pronto soccorso, visto che il primo passaggio era iniziato da lì, mi era stata prescritta una visita nefrologica da effettuare entro 5 giorni dalla fine del ricovero. Tutto in regola, tutti gentilissimi, dottore in testa».

Al momento della prescrizione sono partiti i problemi: «Con il foglio delle dimissioni – continua Rinaldini – mi sono recato in farmacia per prenotare la visita, ma mi è stato risposto che questo tipo di visita deve essere prenotata solo tramite il Cup dell’Ausl. Mi sono allora rivolto al Cup ma, con grande stupore, mi hanno risposto che la prescrizione non era valida e che doveva essercene una del medico di famiglia, il quale, informato della cosa, ha candidamente risposto che non era di sua competenza».

Quale soluzione ha trovato vista l'urgenza della visita?

«Ho cercato, intanto, di restare calmo – aggiunge – e non è stato facile. Poi ho telefonato alla direzione dell’ospedale per capire se potevano esserci soluzioni alternative a questa burocrazia che mi stava danneggiando come cittadino e come persona, nel mio fisico. Devo dire che la risposta mi ha soddisfatto molto più di quanto avesse fatto il percorso senza sbocchi che mi ero dovuto sorbire in precedenza. Disponibilità, anche se fino ad un certo punto. L’invito è stato quello di rivolgermi a Reggio Emilia, dove avrei trovato accoglienza in minor tempo».

Serve dunque migrare per avere quello che dovrebbe spettare di diritto?

Intanto il caso denunciato da Rinaldini espone di nuovo personale sanitario e settori della sanità sassolese a considerazioni critiche e perplessità che si riverberano anche su persone e servizi che non ne hanno la responsabilità.

Per Rinaldini resta in merito una amara conclusione. «Ho voluto rendere pubblico questo disservizio – spiega – perchè si possano prendere le giuste misure e non succedano più casi analoghi per colpa di un ping pong assurdo tra uffici e sportelli. Inoltre, giusto per dare una ufficialità al mio disappunto ed averne conto, ho deciso di sporgere denuncia presso la locale stazione dei carabinieri. Andare a Reggio Emilia è una soluzione parziale, trovare sbocchi per questi comportamenti dovrebbe giovare a tanta altra gente».

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