Il torrente Scoltenna: tra streghe e demoni nel Modenese
Il torrente Scoltenna, principale ramo sorgentizio del fiume Panaro, ha un bacino fluviale molto vasto, il più importante dell'Appennino modenese. Il torrente, fin dall'antichità, ha rappresentato...
Il torrente Scoltenna, principale ramo sorgentizio del fiume Panaro, ha un bacino fluviale molto vasto, il più importante dell'Appennino modenese. Il torrente, fin dall'antichità, ha rappresentato una via di penetrazione per la montagna, era in molti punti costeggiato da sentieri e mulattiere che risalivano la vallata, scavalcato da arditi ponti che consentivano a uomini e carri il passaggio fra le rive. Tanto importanti e conosciuti erano questi ponti che la fantasia popolare li popolò di leggende, al punto che per diversi restò nel nome il legame a storie di streghe e demoni. Risalendo lo Scoltenna, sono ben 5 gli antichi ponti che si incontrano: il ponte di Olina, il ponte dei Leoni a Strettara, il ponte della Luna a Riolunato, il ponte della Fola a Pievepelago e infine il ponte del Diavolo fra S. Michele e Fiumalbo.
Il Ponte della Fola è probabilmente il ponte più noto fra quelli elencati, grazie soprattutto alle sue due splendide arcate asimmetriche e a forma di schiena d'asino (unico esempio in tutta l'Emilia). Già citato nel 1028, era collocato in un punto strategico della più importante via che nel medioevo collegava la Toscana e il Pelago. La perizia con la quale furono progettate e costruite le sue arcate fece nascere la leggenda che un frate raggirò i demoni facendogli costruire il ponte. Si riteneva infatti che simili opere non potessero essere frutto dell'ingegno dell'uomo.
Il Ponte del Diavolo è invece forse il ponte meno conosciuto, ma sicuramente il più suggestivo. Ad un'unica arcata, il ponte scavalca il fiume ad una notevole altezza, poggiando direttamente sulla roccia della profonda gola scavata dalle acque. Inevitabile, mentre ci si cammina sopra, pensare alla grande maestria degli uomini che lo hanno costruito tanti anni fa. Largo a sufficienza per il passaggio di carri, il ponte è immerso in un paesaggio di grande suggestione. Guardandolo dall'alto, il ponte sembra sospeso in mezzo alla vegetazione; infatti il sentiero che lo attraversa si snoda nel bosco fitto e buio, e, superato lo strapiombo, scompare nuovamente nel faggeto. Infine i giganteschi massi portati a valle dalla forza impetuosa del torrente che circondano il ponte gli conferiscono un'aura tenebrosa e quasi sovrannaturale. Insomma, un posto perfetto per lupi, briganti, diavoli e streghe.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

