Le lenzuola del Selmi di Modena per vincere il terrore
L’esperienza di Vincenzo: dopo Parigi è fondamentale conoscere e impegnarsi in ogni classe
MODENA. Il giorno 16 novembre tutti noi, studenti del Selmi, ci siamo riuniti nel piazzale antistante alla scuola, per riflettere insieme di quanto accaduto venerdì 13 a Parigi.
Lunghe lenzuola bianche sulle quali erano state scritte delle frasi per ricordare le vittime di questa strage umanitaria erano attaccate alle finestre che davano sul cortile, numerose raffigurazioni della Tour Eiffel e del tricolore francese riempivano l’atrio dell’istituto affinché nessuno potesse rimanere estraneo alla violenza che è stata usata nei confronti di tutte quelle persone morte innocentemente.
Io ho deciso di cercare una risposta ai diversi Perché? che milioni di persone nel mondo si sono chiesti durante questi giorni di profondo lutto, ho deciso di fare qualcosa affinché possa aiutare a capire meglio ciò che sta accadendo. Scrivendo magari, perché no. Ho chiesto aiuto a numerose persone, ho posto delle domande ricevendo spesso risposte inaspettate o lunghi silenzi, ho letto, studiato, cercato informazioni che potessero risolvere questo enorme dilemma che ci ha lasciati interdetti e stupiti allo stesso tempo.
Durante un’intervista ad un docente ho domandato: Quanto crede sia importante comunicare con gli alunni?
«È fondamentale - mi ha risposto - cercare la comunicazione in classe, è necessario per capire chi sono le persone con cui si affronta un discorso e cosa pensano riguardo al loro mondo, perché tutto questo fa parte del loro mondo. Altrettanto interessante è sapere come credono sia necessario agire, ascoltare la loro rabbia nei confronti di questa sterminata violenza. Comunicare è un’arma indispensabile per cercare di uscire vittoriosi da questa angheria».
È semplice spiegare contenuti così forti e complessi, come quello del terrorismo, ad una classe di ragazzi?
«Non è difficile, ma può diventarlo, ad esempio, quando un alunno centra esattamente il problema, ne discute con razionalità e lealtà e poi chiede “Lei cosa ha fatto per evitarlo?”. A quel punto bisogna ammettere la propria incapacità di aver fatto qualcosa per evitare questa situazione spiacevole, poiché qualcosa da fare c’era».
Queste sono due delle diverse domande di cui ho discusso, credo siano quelle che meglio racchiudono il mio intento di tramandare, perchè no anche attraverso questo articolo, la voglia di capire, di non arrendersi, cercare sempre delle risposte che soddisfino le nostre richieste, i nostri tormenti e le nostre paure. Questo è il mio mondo, voglio lottare per costruire la mia libertà, la mia giustizia e quella del mio paese. Solo partendo da noi stessi potremo combattere le brutalità che sovrastano il nostro quotidiano.
Vincenzo Tufano
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