«È un presepe per la gente ma le scuole non vengono»
L’amarezza degli organizzatori dell’allestimento di via Montecuccoli «Qui era pieno di bimbi, ora difficoltà burocratiche e culturali lo impediscono»
«Questa è una mostra che soprattutto in questo periodo di feste sarebbe l’ideale per ospitare le visite delle scolareshe modenese. Purtroppo per una serie di problemi, tra cui le procedure burocratiche, di gruppi di bambini e studenti qui ne vedremo pochi...».
Si avvertiva quasi un’aria di rassegnazione nelle parole di Untimio Croci. Il presidente dell’Associazione culturale presepisti di Modena è orgoglioso per l’allestimento in viale Montecuccoli che ieri ha inaugurato l’undicesima edizione del suo “Presepe tra la gente”.
Una mostra realizzata, ha tenuto a sottolineare, unicamente con risorse proprie, senza sponsor. Tuttavia, si fa fatica a coinvolgere i giovani sia per i lavori dietro le quinte sia per le “semplici” visite.
«Abbiamo tentato a portare le scuole - ha assicurato Croci - ma c’è troppa burocrazia. Bisogna ordinare i pullman, chiedere i permessi ai genitori. C’è anche un problema di culture diverse, come può immaginare la Natività è comunque un simbolo religioso e quindi...».
Un aspetto di cui si discute sempre più spesso in questi giorni. In alcuni istituti, della Sardegna come della Lombardia, è stata vietata la realizzazione di presepi. Una scelta che ha innescato l’inevitabile dibattito tra difensori delle tradizioni italiane, religiose e culturali e chi invece ritiene che la laicità debba prevalere. Per non parlare di quanti hanno iniziato a leggere in questi divieti come sinonimo di “a-culturalità” piuttosto che di multiculturalità.
«Un presepe è religione, arte e cultura - ha aggiunto Marco Puviani, vicepresidente dell’Acp - perciò può essere importante visitarli».
Un tempo era più frequente, hanno sottolineato i rappresentanti dell’Acp, che venissero alunni e studenti di diverse nazionalità, ma anche fedi religiose.
«Oggi è più facile con i bambini della scuola dell’infanzia - ha ribadito il presidente - e con le persone diversamente abili. Quando la mostra era in strada Barchetta venivano i bimbi dell’asilo, accompagnati dalle maestre. Con le superiori non riesci proprio. La gioventù pensa più ad andare a ballare che a visitare un presepe».
La creazione di san Francesco d’Assisi ha indubbiamente un valore religioso. Tuttavia, hanno rimarcato i rappresentanti dell’Acp, è anche un’opera che può essere vista al di là del messaggio spirituale. «È un modo per imparare alcune tecniche - ha suggerito il vicepresidente - come l’uso dei colori. Fare un presepe è anche un modo per migliorare lo spirito d’osservazione. Si guarda un borgo e poi lo si raffigura in base al ricordo».
In diverse opere presenti nella mostra si notano luoghi del nostro territorio in scala. Spesso è merito dei volontari dell’associazione. «È una passione che nasce da quando ero piccolo - ha concluso il presidente - e con il tempo è diventato un vero e proprio lavoro. Prima che una mostra è un impegno che mi coinvolge tutti i mesi dell’anno».
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