Referendum sull’ospedale Mirandola vota tra i veleni
Le comunicazioni istituzionali sulla consultazione non recapitate alle famiglie Tra manifesti vietati e accuse di scorrettezza oggi arrivano Regione e fiaccolata
MIRANDOLA. Fra tre giorni 18.114 mirandolesi saranno chiamati ad esprimersi sul futuro del loro ospedale, dell’ospedale della Bassa, in un referendum comunale consultivo, ma dal rilevante valore simbolico. Eppure molte delle famiglie non hanno ancora ricevuto la comunicazione istituzionale, che le avvisa degli orari e delle modalità del voto, oltre che del quesito general generico che sottende la questione sanità.
Va detto che le responsabilità non sono del Comune, anche se è noto che politica e istituzioni non hanno certo gradito il referendum, facendo tutto il possibile per evitarlo. E oggi per evitare che venga raggiunto il quorum dei 9.060 elettori votanti.
Le comunicazioni (che si era concordemente scelto di non inviare ai 18mila elettori personalmente, ma ai 9700 nuclei famigliari, per alleggerire il peso e il costo dell’invio) sembra non siano arrivate a tutti per problemi di recapito postale. E domani è l’ultimo giorno utile della campagna elettorale. Fatta una parte dai partiti tradizionali (Pd, Forza Italia e Lega Nord, più i Mirandolesi) che non vogliono l’interferenza dal basso, e si sono limitati, per favorire l’oblio sul referendum, a fugaci comunicazioni tutte tese ad invitare i mirandolesi a fare altro, domenica
Dall’altra parte ci sono i comitati (quello referendario, quello storico in difesa dell’ospedale, la onlus La Nostra Mirandola, che ha donato non si sa quante opere e fondi all’ospedale...) con l’aggiunta di M5S, Prc e un po’ di Sel, che invece invitano ad esercitare un diritto democratico, e a votare sì.
Non sono poi mancate le polemiche: tanto i manifesti de La Nostra Mirandola, quanto quelli fatti affiggere da Marian Lugli, il consigliere comunale di Forza Italia in aperto dissenso con i due colleghi - manifesti tutti a favore della consultazione referendaria - sono stati fatti rimuovere, nonostante avessero pagato la tassa di affissione. Motivo: le regole della campagna elettorale.
Inevitabile perciò che comitati e cittadini reagiscono alla stessa maniera contro le istituzioni: «La propaganda elettorale in occasione dei Referendum è disciplinata dalla Legge 212/1956», scrivono i promotori, ironizzando su precedenti comunicazioni dell’ex vicesindaco Dotti, che sosteneva l’opportunità di avere escluso le associazioni dagli spazi per le affissioni elettorali.
«In risposta al consigliere Dotti, ci chiediamo a quale sanzione vada incontro il Sindaco dato che il referendum è stato decretato il giorno 29/11/2015 e c’è il divieto “per le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione”. Pubbliche amministrazioni sono gli organi che rappresentano le singole amministrazioni. Il sindaco di Mirandola si è pronunciato in più sedi e su più quotidiani proprio nella sua veste di sindaco. Ci chiediamo se la applicazione pedissequa della legge debba andare solo a discapito dei comitati di cittadini... Alle ore 18 sarà a Mirandola l’assessore Venturi che ci auguriamo parli a nome di Venturi cittadino e non di Venturi assessore Regionale alla sanità. Noi saremo alle 19 davanti all’ospedale per la fiaccolata che avevamo comunicato e programmato. La nostra protesta civile continua», dice il comitato, ricordando la fiaccolata in programma questa sera.
Intanto sono state raccolte 2.000 firme in tre settimane di cittadini della Bassa che vogliono partecipare tramite la petizione. «Perché la salute è di tutti e l’ospedale non ha colore», chiude il comitato referendario.
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