Gazzetta di Modena

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Rossella, angelo tra gli “invisibili” di Modena

di Francesco Dondi
Rossella, angelo tra gli “invisibili” di Modena

Una studentessa di Giurisprudenza distribuisce panini ai mendicanti dei portici: «Ne sono felice»

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MODENA. Sono lì immobili, appoggiati ad una colonna del portico, quasi fossero suppellettili impolverati che nessuno guarda più. Sono gli “invisibili”, il popolo dei mendicanti, finiti sulla strada non si sa bene per quale maledetto destino. Non importunano, non infastidiscono, chiedono talvolta la carità per arrivare a sera e mangiare un boccone. Sono capaci di restare fermi per ore perché ogni piccolo gesto potrebbe divorarsi le ultime energie rimaste. Sono uomini e donne, abituati alla sofferenza; sono arrivati dall’Africa, percorrendo quella tratta che dalla Nigeria porta alla Libia e poi nel mare che talvolta si tinge di rosso sangue.

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Vogliono arrivare nella “terra promessa”, perché così chiamano l’Italia nei loro sogni e poi, una volta smistati dai centri di prima accoglienza, finiscono per essere anime in pena nelle grandi città, fantasmi senza un nome e un perché.

Ebbene c’è chi, a Modena, ha scelto di regalare loro un sorriso, un segnale che sì, esistete ancora e qualcuno vi pensa. Lei si chiama Rossella Giulia Caci, ha 25 anni, è originaria di Agrigento e da due anni studia Giurisprudenza all’università cittadina. Da alcuni giorni la si vede passeggiare in centro, fermarsi davanti agli “invisibili” ed offrire loro un panino che ha appena confezionato. Panino che fa rima con sorriso, quello che Rossella regala al prossimo in cambio di un semplice, ma mai così sentito “grazie”.

«Ho iniziato a fare volontariato a 13 anni - racconta la studentessa, tuttora impegnata nel servizio civile presso le Acli a cui è legata fin dal suo arrivo a Modena - A 19 ho prestato la mia opera nel centro di accoglienza di Agrigento e ho scoperto, parlando con donne e bambini la sofferenza di chi parte dall’Africa per arrivare in Italia. Storie che ti cambiano l’anima, che ti fanno apprezzare quanto tu sia fortunata. Ho una famiglia e amici stupendi, studio, ho la salute... Cosa posso volere di più? Amo la vita e vorrei aiutare chi sta peggio di me».

La scintilla arriva davanti al Duomo, poco tempo fa. «Mi ha fermato una donna nigeriana e mi ha detto “la Charitas è chiusa, non so dove andare, non so cosa mangiare, aiutami”. E mi sono domandata cosa avrei voluto io se fossi stata al suo posto. Ecco ogni mattina mi sveglio, preparo qualche panino e vado dagli invisibili. Parlo con loro, con un paio abbiamo fatto conoscenza, cerco di confortarli e quando torno a casa sono contenta, emozionata per un semplice grazie che mi viene riservato. Non voglio essere fraintesa, non è un modo per alleggerirmi la coscienza, è una spinta che viene da dentro. Quali soldi uso? I miei, c’è chi compra le sigarette o li spende con le slot, io li riservo a cose che ritengo importanti senza voler giudicare nessuno. E Modena è una città fantastica dove si respira la disponibilità al sociale e al volontariato. Qui c’è tutto per fare del bene, tanto che ho già detto ai miei genitori che il mio futuro lo vedo sotto la Ghirlandina».

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