«Teatro in città? È tempo di pensare al Politeama»
Venturelli del Pd: «Invece di parlare del Carani va rilanciata questa struttura Ma la politica non vuole ragionare sugli spazi per paura di scontentare qualcuno»
«Se è vero che il Carani resta in cima ai pensieri dei cittadini sassolesi, io continuo a non voler dimenticare un’altra struttura che meriterebbe valorizzazione: il Politeama». Gino Venturelli, consigliere del Partito Democratico, da tempo rilancia il tema del vecchio teatro del popolo, situato vicino al banco san Geminiano in via Aravecchia, a pochi metri dal Carani chiuso per crollo e lontano da ogni ipotesi di riapertura.
Però anche il Politeama al momento è uno scheletro bisognoso di ristrutturazione, perchè orientarsi su questo invece del Carani?
«Al momento può rappresentare la soluzione alternativa, la sala da più di 99 posti che Sassuolo non ha e non un mega-teatro da 600 persone che la città in questo frangente non riesce a permettersi. Inoltre è di proprietà comunale, fu acquistato nel 2003, a rate, per 500mila euro complessivi, 100mila all’anno circa, una scelta che poteva apparire lungimirante e invece è il simbolo della miopia di una classe politica».
In che senso?
«Fu acquistato dalla banca semplicemente perché non ne facessero una struttura privata. Poi è rimasto lì e non è mai esistito il minimo progetto di valorizzazione, a parte alcuni disegni puramente suggestivi senza progettazione. Se oltre a una rata per acquistarlo da allora a oggi si fosse investito altrettanto per riqualificarlo adesso avremmo una struttura utilizzabile. Anche oggi, il progetto migliore è quello originario, realizzato dalla proprietà privata dell’epoca prima che il Comune comprasse la struttura. Ed è ancora disponibile».
Puntare sul Politeama, che non è più un’assurdità, visto che anche altri lo sostengono, vorrebbe però dire rinviare per chissà quanto tempo investimenti sul Carani.
«Intanto mi fa piacere che altri in questi giorni abbiano deciso di provare a puntare davvero sul Politeama. Il Carani resta una struttura privata, bisognosa di un investimento oneroso per la riparazione e di uno ancora più esoso nel caso si volesse acquistarlo. Purtroppo bisogna che la politica locale e la città facciano i conti con la situazione attuale. Sarebbe l’ennesima scelta poco lungimirante, esattamente come per il Politeama, mettere soldi su una struttura non di proprietà e sempre più bisognosa di cure, senza alcuna garanzia nel lungo periodo. Auspicando una fondazione, una cordata di imprenditori, un interessamento di chi ne ha le possibilità, dico che c’è un altro spazio, già nostro, vincolato come il Carani all’unico utilizzo per attività teatrale o simile, che nessuno vuole prendere in considerazione. La situazione degli spazi per spettacoli a Sassuolo è paradossale».
Perché?
«Ne abbiamo di ogni misura, dal più grande, in stile grande grande città, a quello medio, il Politeama, a quello piccolo, il San Francesco, ma sono tutti chiusi e non si riesce a lavorare per riaprirne nessuno perché non c’è una linea chiara di intervento. Ognuno vuole una cosa diversa e la politica attuale non può o non vuole mettersi a ragionare su cosa è meglio per le esigenze della città, più per paura di scontentare una parte che nell’intento di scegliere la soluzione più logica».
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