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Addio grande giornalista

Addio grande giornalista

«Una grave perdita». «Ricordiamolo con una tavolata in piazza Grande»

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Sanguigno ma anche appassionato del lavoro. Capace di una sfuriata e di una riappacificazione con la stessa persona e nella stessa giornata. E in grado anche, nonostante la passione per la scrittura sulla pagine del Carlino prima e della Gazzetta per i vent’anni successivi, di improvvisarsi nei ruoli più diversi di conferenziere, conduttore radiofonico, protagonista di dibattiti televisivi. Pronto persino, superati i 70 anni, a rimarcare la sua presenza con una pagina web su Facebook.

Così lo raccontano le persone che lo hanno conosciuto più da vicino negli anni sin da quando, appena diciassettenne, faceva da redattore-direttore e tuttofare del giornalino scolastico del liceo Tassoni, nei primi anni ’60. «Io ero un anno più piccolo di lui e collaboravo con lui nella redazione del Conte di Culagna - racconta Giovanni De Carlo, una carriera nella Popolare e trent’anni di collaborazione ininterrotta con Stadio e Corriere dello Sport - Sugli spalti ci incontravamo spesso e al bordo dei campi di calcio. Eravamo amici da una vita e non mancavano le occasioni di sentirci: mi ripromettevo di telefonargli per gli auguri di Natale. La sua scomparsa mi dà una grande tristezza; era il raccordo tra i grandi giornalisti modenesi del dopoguerra, come Zucconi, Levi, Morselli e Lugli e quelli venuti dopo».

«Eravamo quasi coetanei, lui era di poco più giovane - ricorda Graziano Manni, storico responsabile dell’edizione modenese del Resto del Carlino dal 1970 al 1992 - Fu assunto nel 1969 ma già da molto tempo si occupava di sport: fu quello sostanzialmente il suo più grande interesse». «Fece una lunga gavetta dai primi anni ’60, sostituendo i giornalisti che erano in ferie. Poi ci furono tantissime collaborazioni sempre all’interno della redazione, a quell’epoca si chiamavano abusivi - ricorda il collega, pure lui del Carlino, Roberto Rolando - Venimmo assunti a pochi mesi di distanza ed entrambi avemmo come prima sede Padova. La sua scrittura era brillante, leggera ma capace di essere profonda».

«A me ha insegnato molto nei tre anni in cui sono stata collaboratrice della Gazzetta - racconta Flavia Fratello, volto noto della “7” - Ho perso anche un amico e non solo un maestro». «Chi, soprattutto da giovane, ha lavorato in redazione vicino a lui, ricorda le critiche e i consigli che non lesinava ai collaboratori» ricorda l’Associazione Stampa Modenese.

Presidente del Panathlon di Modena dall’80 all’85 e poi ancora dal ’94 al ’95, nonchè governatore di Emilia Romagna e Marche, Sandro Bellei viene così ricordato da Mara Carafoli, oggi presidente del sodalizio: «Era una persona vitale - dice - Ho avuto modo di collaborare con lui quando ero in Comune per le Serate Estensi e per la mostra sul pane ai giardini pubblici di cinque anni fa. Persino l’anno scorso mi ha proposto un programma di iniziative sul lambrusco».

Di Bellei si ricorda anche l’apporto per i discorsi di Sandrone, preparati assieme ai cultori del dialetto modenese per il discorso di Carnevale.

La proposta più provocatoria ma in linea con il personaggio arriva da Antonio Mascolo, ex direttore della Gazzetta: «Ricordiamolo con una grande tavolata sotto i portici di piazza Grande che lui così amava».

Saverio Cioce

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