È morto Sandro Bellei cronista della modenesità
Aveva 74 anni e, nel 1981 con Bonvicini, aveva contribuito alla nascita della Nuova Gazzetta Esperto di cucina e dialetto era autore di decine di libri e divulgatore delle tradizioni locali
Sulle scrivanie, allora, non c’erano i computer; si lavorava alla macchina da scrivere e il giornalismo aveva un sapore di artigianalità oggi scomparso. Era il 1981 quando Sandro Bellei, una delle firme della città, assieme al primo direttore Candido Bonvicini, accettò la sfida di un nuovo giornale dando vita alla Gazzetta di Modena. Oggi la “sua” Gazzetta e il piccolo grande mondo del giornalismo modenese, ne piangono la morte, avvenuta poco dopo la mezzanotte di mercoledì, presso la clinica Hesperia dove Sandro, da qualche tempo, lottava con la malattia. Aveva 74 anni, molti dei quali consacrati al giornalismo, primo tra tutti quello sportivo, ed alle altre sue passioni, la cucina, il dialetto. Tutte riassumibili in una parola, “modenesità”, che spesso ripeteva a rinforzare l’amore per la città che era stato al centro, nella sua lunga e prolifica attività anche di scrittore, dei libri che di questa terra celebravano la buona tavola e la lingua. E se della prima era maestro non solo di teoria ma anche di pratica, buongustaio e onnipresente degustatore alle iniziative gastronomiche, del secondo era ormai rimasto tra i pochi punti di riferimento per chi, arrivato qualche anno dopo di lui, della lingua locale aveva tutt’al più capacità di orecchio ma non certo di parola e men che meno di scrittura. Proprio sulla Gazzetta aveva tenuto forse la più longeva rubrica dedicata al vernacolo locale: centinaia di puntate curate da Sandro che, con la sua cadenza “addolcita” da un’erre moscia un po’ compiaciuta, non perdeva mai occasione di fare piccole lezioni di dialettologia ai colleghi che avventatamente si cimentavano in qualche digressione in vernacolo; con rigore filologico e citazioni ai maestri da cui aveva appreso. Perché il mondo di Sandro aveva ancora un po’ il sapore di un piccolo mondo antico ancorato alle radici che non si era sentito di tagliare nemmeno quando, giovanissimo, era approdato a prestigiose testate nazionali dove si era distinto facendo ben sperare per il suo futuro professionale. Alla fine era “tornato a casa”, prima al Resto del Carlino e poi alla Gazzetta dove era punto di riferimento per un gruppo di giovanissimi giornalisti che sarebbero cresciuti alla sua scuola dandogli ragione con i successi delle loro carriere. Indimenticabile, nella prima sede del giornale, in via Emilia Est, il suo studio interamente ricoperto da una boiserie che lo rendeva simile ad una baita di montagna. Lì, noi, semplici collaboratori, praticanti o giornalisti appena usciti dall’esame di Stato, facevamo un po’ di anticamera la mattina aspettando di sapere quale fosse il compito della giornata. E da lì usciva la sua voce, a volte alterata, che in modo colorito esprimeva il disappunto per un servizio non riuscito a dovere o per qualche contrattempo. Fino alla data della sua pensione Sandro era rimasto il custode della storia della Gazzetta, la memoria dei tanti passaggi di direzione, delle difficoltà iniziali e poi della lenta crescita e della progressiva conquista di credibilità e diffusione. E lui ne era orgoglioso quasi che il giornale fosse un po’ una sua creatura. Negli ultimi anni si era anche impegnato in politica sperando di poter contribuire, pur con linguaggi e modi diversi, al miglioramento di Modena. Non era stata un’esperienza entusiasmante, ci aveva confidato a volte, quando tornava in redazione per un saluto o per portarci uno dei suoi ultimi libri da recensire e magari “da collaudare” ai fornelli. La camera ardente è allestita presso Terracielo. I funerali si svolgeranno domani, sabato, alle 10 nella chiesa di Sant’Agnese.
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