«Ho descritto il nostro mondo popolare»
L’ultima intervista: «Prima di me nessuno si occupava delle tradizioni che ruotano attorno al piatto»
Ecco alcuni passi di una lunga intervista rilasciata da Sandro Bellei nel dicembre 2011.
Ci troviamo nella biblioteca di Sandro Bellei, il più famoso gourmet e scrittore di libri di cucina modenese. In questi giorni presenta “La cucina contadina modenese 2”. È il suo cinquantaquattresimo libro. Oggi è un pensionato, ma solo sulla carta, e un politico che non nasconde le aspettative deluse. Gli chiediamo di mostrare il suo primo libro. Tira fuori “Cosa bolle in pentola”, scritto con Ugo Preti nel 1979.
Sandro, questo libro è stato un po’ la madre di tutti gli altri, compreso quest’ultimo. Mi pare che contenga non solo ricette, ma una forte attenzione per la cultura contadina.
«Devo molto a Ugo Preti. Se non fosse stato per lui, non avrei mai scritto libri: ero troppo pigro e scrivere al giornale mi stancava. Di sera avevo voglia di fare altre cose. Poi parlando con lui ho capito che io avevo l’esperienza e lui la scrittura».
Ma in quegli anni la cucina era in decadenza. Era un argomento letterario minore.
«È vero, la riscoperta è arrivata alcuni anni dopo. Allora, brillava solo la stella di Piero Camporesi, ma era l’unico a leggere in quel modo la tradizione italiana. Nel mio piccolo ho scritto libri di ricette ma sempre con un taglio antropologico. Mi piaceva mantenere l’attenzione su tutto ciò che ruotava attorno al piatto e alle sue radici tradizionali».
Però hai sempre specificato che non sei un gran cuoco…
«Ma se non so cucinare due spaghetti al buvvo! (pausa) In realtà, non sono un cuoco ma un gourmet. Vedi, il gourmet è una figura di intenditore che nasce dalla letteratura sulla cucina e, per quanto possa sembrare strano, dato che Modena è sempre stata una città di importanza europea in questo campo, da noi non c’era mai stata una letteratura gastronomica o culinaria. Nessuno prima di me aveva mai scritto questi libri sulla nostra tradizione. Mi sono spesso chiesto perché nessuno scrittore modenese l’avesse mai fatto. Forse consideravano il tema poco degno».
Sei un uomo vissuto a cavallo di un mondo contadino che scompariva in fretta dopo la guerra e un mondo industrializzato che ha preso il sopravvento.
«Sì, proprio così. E ti dirò che vado fiero di queste origini contadine, del fatto che mio nonno, una figura per me importante, fosse un agricoltore: da lui ho imparato tanto e lui mi ha trasmesso questa cultura che stava sparendo. Il mio amore per Modena è nato in quei giorni, da ragazzino. Sembra una battuta, ma mio nonno pucciava il mio ciuccio nel lambrusco. Tutto questo spero che si trovi nei miei libri e serva ad essere trasmesso ai più giovani».
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