Gazzetta di Modena

Modena

Cancro, studio sul dolore

Il risultato più importante è sull’uso della morfina

2 MINUTI DI LETTURA





L'oncologia modenese, attraverso uno studio condotto dal direttore di Ematologia Mario Luppi e dall'oncologo dell'Ausl Elena Bandieri, è protagonista attraverso i ricercatori di Unimore di uno studio importante sul tema del dolore moderato da cancro. Ieri ne sono stati presentati i risultati alla presenza del rettore dell'ateneo Angelo O. Andrisano e del direttore generale del Policlino Ivan Trenti.

Il risultato più importante del lavoro scientifico è che la morfina, se assunta dal paziente a dosaggi adeguati, ha un effettivo controllo del dolore moderato causato dal cancro. Lo dimostra per la prima volta in maniera scientifica proprio lo studio condotto dai ricercatori dell'università e dell'Azienda Usl di Modena. La ricerca per giungere i risultati spiegati ha messo in discussione consolidate linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), evidenziando come l'utilizzo degli analgesici, quali appunto la morfina, utilizzati da sempre nelle fasi di fine vita, sia più efficace, senza aumenti di tossicità, rispetto al tradizionale uso di farmaci analgesici proposti nel corso del trattamento oncologico. L'interesse della comunità scientifica internazionale per i risultati dello studio modenese, che non sostenuto dalle aziende farmaceutiche, è stato immediato, tanto che la prestigiosa rivista oncologica americana “The Journal of Clinical Oncology” ha dedicato al tema un ampio spazio e un editoriale. La ricerca indipendente, condotta su 240 pazienti con dolore da cancro curati in diversi centri oncologici nazionali, ha registrato che l'88% su 118 pazienti, trattati con oppiacei quali la morfina, ha avuto un maggiore controllo del dolore con una riduzione dello stesso del 20%, contro il 57,7% su 122 malati trattati con oppiacei deboli del II gradino. Una riduzione del dolore clinicamente assai rilevante e pari al 50% è stata anche ottenuta nell'83% dei pazienti trattati con morfina rispetto al solo 49% dei pazienti trattati con oppiacei deboli. I commenti. «La nostra Ematologia - afferma Mario Luppi di Unimore - è impegnata da alcuni anni ormai nello sviluppo di esperienze di formazione e di ricerca di nuove modalità organizzative, quali quella di cure di supporto e palliative precoci, non riservate alle sole fasi di fine vita, ma anticipate alla diagnosi di malattia sintomatica metastatica, ed offerte durante tutte la fase di terapia attiva. Uno studio, a mio parere, esemplare nel testimoniare i frutti dell'integrazione di competenze, universitarie ed ospedaliere». Chiude il rettore: «Questo studio clinico che ha il pregio di non essersi avvalso di alcun finanziamento esterno e si caratterizza per rigore e scientificità, dimostrando l'importanza della collaborazione tra università e sanità pubblica». (s.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google