Le scuole non visitano la mostra dei presepi: «Non un problema religioso ma di risorse economiche»
Divisioni tra culture? Semmai mancanza di fondi. Alcuni dirigenti scolastici hanno risposto all’Associazione culturale presepisti di Modena. Al centro della questione la visita delle classi ai...
MODENA Divisioni tra culture? Semmai mancanza di fondi. Alcuni dirigenti scolastici hanno risposto all’Associazione culturale presepisti di Modena.
Al centro della questione la visita delle classi ai presepi. «Abbiamo tentato di portare le scuole - ha assicurato Untimio Croci, presidente dell’Acp - ma c’è troppa burocrazia e c’è un problema di culture diverse».
Una frase che non ha trovato d’accordo alcuni presidi intervistati. «Gli insegnanti hanno libera scelta - ha garantito Maria Teresa Collaro, dirigente scolastico dell’11° Circolo - però ogni volta che si esce prendendo l’autobus il biglietto lo pagano le famiglie. Fanno eccezione quelle con particolari difficoltà. Evitiamo le polemiche: non ci sono motivi legati a questioni religiose o non religiose. Il presepe, come tutti gli aspetti che riguardano le tradizioni locali, va visto nella sua valenza culturale».
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Se una singola classe decide di mandare gli alunni a vedere il presepe (o meno) non dipende, dunque, dalla professione religiosa né dei maestri né delle bambine e dei bambini. «Assolutamente così - ha ripreso Collaro - sono fatte scelte di un altro tipo. Il Comune passa una quota per gli itinerari scolastici. Il presepe va vista come un’opera d’arte e basta. Se così non fosse, si limiterebbero anche le visite in duomo, organizzate anche da un punto di vista artistico. Sicuramente se le classi non vanno non è per un motivo religioso. Il presepe è interpretato come tradizione locale. Se gli insegnanti decidono di non fare queste visite è anche un problema economico, visto che poi le spese ricadono sulle famiglie. I costi dei biglietti possono sembrare pochi, in realtà non è così».
Muovendoci dall’undicesimo al settimo Circolo la posizione non cambia. «È un problema di spostamenti tout court - ha ripreso Luigi Vaccari, dirigente scolastico dei plessi in questione - che si verifica su qualsiasi proposta sul territorio. Nelle nostre scuole si realizzano presepi, che rispettano la tradizione. Vediamo la religione come cultura. È importante che, in scuole con tanti stranieri, si accostino tante culture. Per tutti i bambini è significativo andare in sinagoga, in duomo, vedere un presepe. Non ci sono mai stati problemi con i genitori. L’eventuale difficoltà, semmai, è il problema dei costi, indipendentemente se la proposta riguardi i presepi o meno».
Carta bianca anche per i maestri. «Nell’ambito dell’autonomia scolastica - ha ripreso Vaccari - scelgono le visite d’istruzione alla luce del desiderio di approfondimenti, materia per materia. Abbiamo portato scuole in sinagoga e ci sono andato anch’io. Non ci sono preclusioni».
Sul valore artistico del presepe concorda suor Cristina, dirigente della primaria Sacro Cuore. Per lei, tuttavia, la questione religiosa esiste. «Non è una questione di soldi - ha affermato suor Cristina - ma un fattore di religione: c’è il rifiuto. Da noi accettiamo i musulmani, purchè accettino le nostre condizioni. Il presepe è anche un’opera d’arte, esposta per esempio nel Duomo. Bisogna lottare per far rispettare le nostre tradizioni».
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