«Oncologia a Modena è una eccellenza: aiuteremo la ricerca»
Parla il primario Stefano Cascinu: «Mammella, otorino, intestino e polmone i punti di forza di un sistema che vale»
«Oncologia a Modena è un reparto di grandi tradizioni, lavorerò in continuità cercando di mantenerne l'eccellenza anche dai punti di vista di didattica e ricerca. Collaboreremo anche con le associazioni dei malati che saranno importanti come stimolo e anche dal punto di vista della valutazione del nostro lavoro».
Il professor Stefano Cascinu, da un mese primario di Oncologia del Policlinico dopo essere stato docente e direttore della clinica oncologica di Ancona, spiega come imposterà il lavoro dei prossimi anni del centro oncologico Beccaria.
Che reparto ha trovato?
«Un grande centro che in parte conoscevo già attraverso alcuni medici e infermieri. Un reparto complesso per dimensioni, per malati seguiti, per numero di professionisti che operano in ricerca e didattica. Il mio è un ritorno in Emilia, visto che ero a Parma fino a 15 anni, e ho riflettuto anche sulla intitolazione all'ex sindaco Beccaria: ciò manifesta un legame forte del Policlinico con la città e con il territorio. Qui ci sono tante eccellenze, non le scopro certo io: dalla chirurgia mammaria all'otorino, dalla chirurgia dei trapianti alla plastica ricostruttiva, tutto fondamentale per un oncologo».
Quali saranno le linee guida della “sua” oncologia?
«Cercheremo di fornire una ottima assistenza a cittadini e malati e in questo ci giudicheranno le associazioni con cui intendiamo collaborare: saranno un punto importante per stimolare e valutare il nostro lavoro. L’assistenza sarà supportata dalla ricerca, fondamentale soprattutto quando i trattamenti tradizionali non portano ai risultati sperati. Conto anche molto sulla didattica, siamo un policlinico universitario e l'ateneo è ai vertici in Italia. Dobbiamo mantenerci a questi livelli. E la specialistica e la medica sono i punti fondamentali per il mantenimento a livelli di eccellenza».
Quali le eccellenze di oncologia?
«Seguiamo in particolare i tumori alla mammella, all'otorino e quelli gastrointestinali e al polmone. Ma ci sono anche patologie più rare e per questo investiremo sulla ricerca».
Lei ha predecessori molto noti, come Conte: sente la sfida?
«Certo, ma ricorderei anche il prof. Siligardi che qui a Modena mi fece l'esame con il quale diventai professore associato, ho affetto e collaborazione per lui. Ho dunque un peso grande, cerco di sopportarlo e di non farmi schiacciare: si è spinti a fare qualcosa di più anche per questo. Spero di meritarmi un po' del valore di questo reparto».
Lei debutta con una ricerca tutta modenese relativa al dolore moderato da cancro.
«Non è merito mio, io ho solo collaborato, ma tutto il lavoro è stato fatto dai colleghi Mario Luppi ed Elena Bandieri: questo studio rapresenta una ricerca spartiacque nel suo settore».
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