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Usa, per il 67% il Parmesan è italiano

Usa, per il 67% il Parmesan è italiano

Un inganno anche per i consumatori americani: numeri che pesano nelle trattative per un accordo commerciale con l’Ue

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Di primo acchito potrebbe sembrare incredibile, eppure è l’esito di una ricerca che è stata promossa dal Consorzio del Parmigiano Reggiano: il 67%, che è come dire due su tre, fra i consumatori negli Stati Uniti quando mangia il “Parmesan” è convinto di trovarsi di fronte a un autentico prodotto italiano.

Un esito che potrà anche aprire una nuova pista nel negoziato Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) tra Unione europea e Usa, come ha detto Paolo De Castro, coordinatore della Commissione agricoltura al Parlamento europeo e relatore permanente per il Trattato commerciale in corso.

«Spostare il punto di un possibile accordo dal produttore al consumatore aiuterà per tutelare i prodotti a indicazione geografica - ha detto ieri De Castro durante la presentazione della ricerca sviluppata da Aicod - questo perché negli Usa ci sono delle potenti associazioni dei consumatori che si battono per fare avere informazioni trasparenti. Siamo di fonte a un chiarissimo caso di confusione sul mercato se non addirittura di una vera e propria contraffazione: il consumatore americano dovrebbe essere il nostro migliore alleato perché vuole sapere se il “Parmesan” è davvero italiano o fatto nel Nebraska».

La ricerca mette in evidenza come, oltre al danno economico per i produttori italiani, la situazione ingannevole pesi sui consumatori americani. Basti pensare che ogni anno vengono vendute 100mila tonnellate di prodotti con il termine “Parmesan” in confezioni che palesemente richiamano l'Italia. I dati dell'inganno, secondo il Consorzio non lasciano dubbi: per il 66% dei consumatori statunitensi il termine “Parmesan” non è affatto generico, come sostengono invece le industrie casearie americane, ma identifica un formaggio duro con una precisa provenienza geografica, che il 90% degli intervistati indica senza alcun dubbio nell'Italia.

«Un inganno - ha sottolineato il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti - che negli Stati Uniti colpisce decine di milioni di consumatori».

I dati non lasciano dubbi. «Abbiamo mostrato agli intervistati due confezioni di "Parmesan" made in Usa - spiega Deserti - di cui una senza richiami all'Italia e l'altra caratterizzata da evidenti richiami al Tricolore. Già nel primo caso il 38% dei consumatori ha indicato il prodotto come formaggio di provenienza italiana, ma la situazione è apparsa ancora più grave di fronte alla confezione caratterizzata da elementi di "italian sounding" (ad esempio la bandiera tricolore o monumenti e opere d'arte italiane): in tal caso, infatti, il 67% degli acquirenti americani è convinto di trovarsi di fronte ad autentico prodotto italiano».

«Un inganno - sottolinea il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai - che negli Usa colpisce decine di milioni di consumatori e che costituisce un grave pregiudizio all'incremento delle nostre esportazioni e un danno palese anche per i nostri produttori».

Gli Usa si collocano al terzo posto (dopo Germania e Francia) nella classifica delle esportazioni di Parmigiano Reggiano. Negli States, infatti, nel 2014 sono giunte 6.597 tonnellate di Parmigiano Reggiano, corrispondenti al 17,8% delle esportazioni complessive (44.000 tonnellate), e nei primi otto mesi del 2015 si è registrato un incremento del 28,8%, ed è proprio questo flusso in crescita che potrebbe esplodere se venisse quantomeno ridotta la quantità di prodotto che negli Usa si richiama esplicitamente all'Italia.

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