Argini sicuri, parte la caccia a istrici e tassi
Gli animali saranno catturati con apposite gabbie e trasferiti altrove: non possono essere uccisi
SAN PROSPERO. È un progetto di tutela dei fiumi, primo in Italia e finanziato dalla Regione con uno stanziamento di 100mila euro, il piano di cattura di istrici e tassi - tramite apposite gabbie e successivo trasferimento delle due speci protette lontano dagli argini - quello coordinato dalla Provincia con Protezione civile e volontari del Centro fauna selvatica “Il Pettirosso”. Un progetto che si è reso necessario dopo gli ingenti danni provocati dall’alluvione del gennaio 2014 e che ha imposto un’attenzione maggiore sulla messa in sicurezza degli argini dei fiumi Secchia e Panaro, da tane e “gallerie” scavate da istrici e tassi, che ne vanno ad indebolire e compromettere la tenuta. Si è concluso ieri mattina, con una prova pratica sull’argine del Secchia a San Martino di San Prospero, il corso per la cattura di istrici e tassi, che ha coinvolto 30 cacciatori-coadiuvatori, e i volontari de “Il Pettirosso”.
«Dalla prossima settimana le 30 gabbie trappola con esca saranno posizionate dai coadiuvatori lungo gli argini - sottolinea Fabio Leonelli, comandante della Polizia provinciale - e il loro compito sarà quello di verificare il giorno dopo la presenza di istrici e tassi nelle gabbie stesse, tutte dotate di numero identificativo e gps. In caso positivo, i coadiuvatori dovranno chiamare i volontari del Centro Il Pettirosso, che si incaricheranno di trasferire gli animali catturati in aeree considerate idonee per loro, ma lontane dagli argini».
Un progetto, quello di cattura di tassi ed istrici dalla doppia valenza quindi: tutelare gli argini dei fiumi dai danni che gli animali provocano, ma anche una tutela e un rispetto della vita degli stessi, come afferma Piero Milani de “Il Pettirosso”: «Nel nostro Centro tuteliamo da sempre ogni specie animale, soprattutto quelle protette come istrici e tassi, che una volta catturati soggiorneranno al Pettirosso finchè non verrà ricompattato tutto il loro nucleo familiare. In modo particolare per quanto riguarda gli istrici: la mortalità dei piccoli nel primo anno di vita è molto alta e allora bisogna avere un occhio di riguardo in più. Ricomposto tutto il nucleo, gli animali verranno reinseriti in luoghi idonei e già predisposti, come l’alta collina modenese, lontani da fiumi ed argini. Il progetto di cattura e reinserimento è molto importante e fa onore a Modena a livello nazionale».
«Dopo l’alluvione del 2014, sono stati fatti diversi interventi strutturali di arginatura e sulle casse d’espansione - precisa Rita Nicolini, responsabile della Protezione civile provinciale - a cui si vanno ad aggiungere altri interventi non strutturali come questo piano per la sicurezza idrica modenese, per cui abbiamo ricevuto il nullaosta sia dalla Regione che dal ministero dell’Ambiente».
Valentina Corsini
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