«La giustizia ha bisogno della misericordia»
Monsignor Castellucci ha fatto il punto sull’accoglienza: «La vera porta santa è quella del cuore»
Immigrato? Clandestino? Rifugiato? «Prima di tutto uomo». Per don Erio è la chiave per l’accoglienza dei migranti (e non solo). Il tema è stato affrontato ieri mattina in un incontro al teatro Tempio. «La giustizia senza misericordia rischia di non raggiungere il suo obiettivo», ha riconosciuto il vescovo. Oggi, con l’apertura della porta dei Principi, inizierà il Giubileo della Misericordia a Modena. «La vera porta è quella del cuore - ha ricordato don Erio - e deve stare sempre aperta. Prima di tutto c’è l’essere umano con il suo carico di dolore, di sofferenze e speranze, spesso condivise da famiglie intere, di affetti». I termini sono importanti. «Dopo gli attentati di Parigi - ha ripreso l’ospite - c’è la tendenza ad appiattire realtà molto diverse tra loro come straniero, immigrato, clandestino, rifugiato e terrorista. Forse ci sono giochi politici nel creare paure». «La paura dell’altro è pericolosa quanto i terroristi - ha detto Maria Elisabetta Vandelli, presidente dell’associazione IntegriaMO - perché minano le nostre democrazie». Mettere al centro l’uomo vuol dire ridare dignità. «Ogni essere umano è immagine di Dio nel Cristianesimo - ha ripreso don Erio - come nell’Ebraismo e nell’Islamismo. Cristo ha provato cosa significa essere rifugiato già prima della nascita. È nato in un luogo frequentato da animali. È scappato dalla persecuzione in Egitto. È stato chiamato il Galileo o il Nazareno come se fosse di “serie B”. L’esperienza della croce era riservata agli schiavi non cittadini». Tre i passaggi: accoglienza, condivisione, integrazione. «Se una persona ha bisogno - ha chiarito don Erio - non mi chiedo se accoglierlo, ma come accoglierlo. Spesso si è criticati, anche a Modena, perché “non sono i nostri”. La condivisione è arricchimento reciproco. L’integrazione avviene a scuola e al lavoro. Non possiamo transigere sui valori della Costituzione, ma non possiamo porli come condizione iniziale». «Nella nostra religione c’è scritto di amare il prossimo come te stesso». Cristianesimo? No, Islam. A ricordarlo è Hayette Cheikh, dei Giovani musulmani d’Italia. «È importante conoscere tutti i libri di religione - ha spiegato la fotografa - l’accoglienza è rivolta soprattutto a noi stessi». Hayette ha ricordato fatti di violenza nelle scuole modenesi contro studenti islamici dopo gli attentati di Parigi. «Il tasso d’islamofobia è aumentato in modo preoccupante - ha garantito Vincenzo Pacillo, docente di diritto canonico presso l’ateneo di Modena - il problema non si risolve smettendo di parlare di religioni nelle scuole pubbliche». «Ogni sera contattiamo circa trenta persone che dormono in strada», ha ricordato Franco Messora, presidente dell’associazione Porta Aperta. «Sono loro che ci accolgono - ha ripreso Laura Solieri, volontaria e autrice del libro “Argini Margini” - e ciò fa riflettere».
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