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Referendum sull’ospedale L’incognita è il quorum

Referendum sull’ospedale L’incognita è il quorum

Solo i residenti possono votare sulla richiesta di avviare un percorso partecipato La sfida è però politica: i sostenitori mirano al 50% mentre i detrattori boicottano

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MIRANDOLA. “Volete voi che l’Amministrazione comunale avvii un percorso partecipativo per valutare la possibilità di rendere nuovamente operativo l’ospedale di Mirandola, come già avveniva prima del sisma 2012?”. È questo il quesito a cui 18114 mirandolesi oggi potranno rispondere nel primo referendum sulla sanità locale che l’Italia ricordi. Una domanda, quella posta agli elettori, che però nasconde un significato politico ben più profondo come del resto dimostra la mobilitazione dei politici di alto lignaggio dell’ultimo periodo: dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, al deputato Vittorio Ferraresi fino all’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi.

Perché oggi non si vota soltanto per avviare un percorso partecipato - l’amministrazione comunale lo ha già praticamente concluso - ma piuttosto si andrà o meno alle urne per dare un segnale deciso sugli scenari futuri della sanità nella Bassa. È infatti innegabile che il quesito referendario consultivo, posto in modo astuto dai promotori al fine di aggirare i vincoli del difensore civico poiché l’assistenza alla salute non è materia comunale, segnerà un punto di svolta. E la sfida si gioca non tanto sul risultato finale - è logico pensare che chi andrà alle urne voterà a favore - bensì sul quorum. Affinché il referendum sia valido è infatti necessario che i votanti siano il 50% più 1 degli aventi diritto e la battaglia degli ultimi giorni è proprio ruotata intorno a questo aspetto.

Non siamo ancora alla famosa battuta di Bettino Craxi che invitò gli italiani ad “andare al mare”, ma di certo l’invito a non recarsi ai seggi e quindi a boicottare il voto è stato palese da parte dei detrattori della chiamata alle urne. Basterebbe ricordare come il sindaco Maino Benatti bollò il progetto («Stanno truffando i mirandolesi, è un capriccio politico che farà spendere 70 mila euro») e come la Regione si sia affrettata a rassicurare i cittadini sull’intenzione di non ridurre l’ospedale mirandolese ad una sorta di poliambulatorio come sta avvenendo altrove.

Di contro i comitati che hanno sostenuto il referendum - La Nostra Mirandola onlus, Salviamo l’ospedale della Bassa, Sisma.12 - vogliono aprire un nuovo fronte civico, affiancando le poche forze politiche ancora dentro al gruppo promotore, ossia Movimento 5 Stelle e Marian Lugli di Forza Italia, dopo che Lega Nord e il resto di Forza Italia si sono sfilati in seguito all’accoglimento di un loro ordine del giorno che impegna il sindaco a sostenere un netto miglioramento dell’offerta sanitaria al Santa Maria Bianca.

Le polemiche nell’ultimo mese di campagna referendaria non sono mancate, si va dai divieti di affissione all’assenza di spazi per promuovere il quesito, come del resto non sono venute meno le scaramucce. Ma ridurre un referendum storico ad una semplice e futile diatriba politica sarebbe un errore. Lo sanno i sostenitori del “sì” e anche chi invita a disertare le urne. In ballo c’è infatti molto di più: se si raggiungerà il quorum i promotori del referendum diventeranno inevitabilmente i difensori dell’ospedale, ma se l’affluenza sarà bassissima il Pd avrà un compito ancora più arduo, fare in modo che le promesse necessarie a disinnescare il referendum si trasformino in realtà. (fd)

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