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A Modena arriva il sondaggio sulle nostre paure

A Modena arriva il sondaggio sulle nostre paure

Crimine, immigrati, degrado, corruzione: intervista a campione ai cittadini. E spunta anche l’ipotesi del controllo di vicinato

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MODENA. La disputa sulla questione della “percezione della sicurezza” si fa sempre più acuta man mano che i dati ufficiali divergono dalla vita quotidiana dei cittadini. Per questo anche quest'anno il Comune ha iniziato un sondaggio (su un numero imprecisato di campioni) attraverso quiz mirati che riguardano il territorio in cui si vive e anche quale sia il pensiero circa il fenomeno immigrazione.

La prima domanda riguarda proprio quale sia la priorità nella sicurezza per l'intervistato. Il Comune chiede appunto qual sia il problema più importante in questo momento. E poi se sia cresciuta la differenza tra chi ha poco e chi molto negli ultimi dieci anni. Per quanto riguarda la criminalità che è l'emergenza più sentita dalla popolazione (escluso il terrorismo), il questionario chiede se la criminalità sia aumentata nell'ultimo anno e se nel proprio quartiere o in città il microcrimine sia un problema. La tabella che segue questa sezione chiede di indicare, con riferimento al proprio quartiere, quali siano gli aspetti più problematici tra: gli ubriachi, il degrado e l'abbandono degli edifici, la prostituzione, i tossicodipendenti, il disturbo legato a locali pubblici, i rifiuti abbandonati, i vandalismi le siringhe sporche abbandonate, i mendicanti e gli accattoni o generici “gruppi che disturbano”.

Sempre restando al territorio, il questionario poi chiede se esistano zone insicure nel proprio quartiere, quali siano e quale sia la cosa principale che rende insicura quella zona. E ancora: “C'è un parco o un'area verde che non frequenta perché la fa sentire insicuro?”; “Cosa la fa sentire insicuro?” e “Lei ritiene che ci siano fasce orarie più problematiche?”. Allargando il discorso si chiede se si ritenga che a Modena ci siano organizzazioni mafiose e in che settore opererebbero. All'intervistato il Comune chiede se sia a conoscenza del fatto che sono state organizzate pattuglie della polizia municipale che operano giorno e notte.

Una sezione riguarda poi le precauzioni contro il crimine. Si chiede se l'intervistato si sia assicurato contro i furti in abitazione, se abbia installato un sistema di porte o finestre blindate, se abbia acquistato un'arma, se si sia dotato di un allarme antifurto in casa, se abbia fatto un'assicurazione sulla vita, se abbia installato una telecamera e se abbia fatto corsi di autodifesa personali.

Il Comune è interessato anche a sapere se i cittadini conoscono i sistemi di segnalazione “Segnala-Mo” e l'app Riffedeur o se sappiano che si può chiamare per telefono l'Urp di Piazza Grande o di quartiere, oltre alla municipale.

La domanda più impegnativa però riguarda i controlli di vicinato che vengono presentati come una forma di controllo per evitare i reati predatori dove è più diffuso e il degrado: viene svolto dai residenti di un quartiere sorvegliando più attentamente quanto avviene nella propria zona e segnalando le anomalie importanti a chi di dovere. La domanda allora è: “Come giudicherebbe l'iniziativa se venisse organizzata nel suo quartiere? Lei personalmente sarebbe disponibile a parteciparvi attraverso momenti formativi?”.

Alcune domande servono per sapere se si sia a conoscenza della lotta alla corruzione in città. Poi si chiede. “Nell'ultimo anno le è successo di restare vittima di uno o più reati? Che tipo di reati ha subito?”.

Infine una tabella a quiz sull'immigrazione basata su una serie di frasi che si sentono comunemente dire, per sapere se si sia d'accordo e in che misura: “Un figlio di immigrati nato in Italia ha diritto ad avere la cittadinanza italiana”; “Gli immigrati tolgono lavoro agli italiani”; “Gli immigrati che vengono a vivere qui devono avere la possibilità di mantenere le proprie tradizioni”; “Avrei dei problemi a farmi curare da un medico di origine africana”; “Tra gli immigrati c'è molta gente onesta che ha voglia di lavorare”. E infine, “Ciò che disturba di più è che non rispettano le nostre regole dello stare insieme».

Carlo Gregori

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