Don Erio ha aperto il Giubileo modenese
«La vera Porta Santa è nel cuore di ognuno di noi» dice mons. Castellucci Mille fedeli in Duomo a Modena, centinaia alla processione da S.Vincenzo in cattedrale
MODENA. «Una grande emozione». Alle 16.36 inizia il Giubileo a Modena. L’anno dedicato alla Misericordia parte con un atto simbolico. È quasi il tramonto quando don Erio Castellucci, vescovo della città e abate di Nonantola, apre la Porta Santa in Duomo. «Il significato del passaggio attraverso la porta che per noi è Cristo - riprende un emozionato don Erio - è camminare accompagnati da Lui, quasi protetti da Lui, per convertirci, per aprirci di più alla Sua Misericordia. Non basta però attraversare: bisogna fare un cammino in base alle possibilità di ciascuno». Il vescovo varca la soglia della Porta dei Principi con oltre duecento persone, tra sacerdoti, ministri e autorità. La formula ufficiale (“Aprite la porta della giustizia, entreremo a rendere grazie al Signore”) è preceduta da una frase: «Beati i misericordiosi». Un passo dal Vangelo ripetuto dai fedeli in piazza Grande. «Gesù ha dimostrato che ci prende a cuore», garantisce don Erio poco prima di pregare con il Padre Nostro in Duomo. Il filo conduttore tra i due luoghi e i due momenti è la vera porta santa: il cuore di ogni essere umano.
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La cerimonia ha inizio con l’apertura di un’altra porta, quella della chiesa di San Vincenzo. Nella parrocchia dedicata al martire spagnolo si radunano oltre trecentocinquanta fedeli. Donne e uomini di tutte le età che si concentrano persino nel corridoio centrale pur di ascoltare parole di speranza. «Dona ai Tuoi figli un tempo di misericordia e perdono», domanda il vescovo a Dio prima del Vangelo. Il testo di san Luca riporta la parabola della pecorella smarrita. «Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto - ha letto don Erio - e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?».
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I concetti alla base sono gli stessi: “avere pietà” e “cuore”, insiti nella parola “misericordia”. «È fonte di gioia, di serenità e di pace - ha scritto Papa Francesco nella Bolla con cui ha indetto il Giubileo straordinario - ed è condizione della nostra salvezza. È la parola che rivela il mistero della Santissima Trinità. È l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. È la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. È la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato».
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Dopo alcuni passi della “Misericordiae Vultus”, il corteo esce dalla chiesa. Più di duecento fedeli si sono radunati sui due lati di corso Canalgrande e all’incrocio con via Emilia Centro. C’è chi sventola un fazzoletto, chi recita una preghiera e chi scatta fotografie. In Duomo ci sono oltre mille persone ad attendere don Erio, i vescovi emeriti Ignazio Bedini (Ispahan dei Latini, Iran) e Germano Bernardini (Smirne, Turchia) e il resto della processione. La funzione religiosa ha avvio con una benedizione. Dopo le letture, spazio ad alcune invocazioni. «L’anno giubilare sia per ognuno di noi uno slancio», afferma un uomo. Finita la messa, alcuni fedeli chiedono una breve preghiera a don Erio in sagrestia. Il vescovo acconsente: si aprono nuove porte sante.
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