«Percorso di misericordia nel segno della giustizia»
Nell’omelia il vescovo sottolinea come i due concetti siano strettamente legati Tre punti focali: equa distribuzione, legalità e giusto compenso, servizio ai deboli
Ricevere la misericordia da Dio per donarla ai fratelli. È il «percorso della misericordia» delineato nell’omelia dal vescovo. Don Erio lega il tema del Giubileo alla giustizia. Come ottenerla? «Devi compiere il tuo dovere», esorta il vescovo. Il Vangelo riporta un passo della predicazione di san Giovanni. «Il Battista non domanda carità e misericordia - riprende don Erio - ma giustizia. Noi però abbiamo aperto e varcato la Porta della misericordia, non la Porta della giustizia. Siamo entrati in Duomo e non in tribunale. Siamo qui solo per ascoltare l’invito ad essere giusti o per iniziare un percorso di misericordia?». Sono strade parallele? «Sono due lati della stessa medaglia - assicura il vescovo - la giustizia senza misericordia si ridurrebbe a freddo calcolo e finirebbe per diventare ingiustizia. La misericordia senza giustizia finirebbe per legittimare ogni comportamento illegale». Don Erio commenta alcuni passi del testo di san Luca, a partire dalla solidarietà. «Per un’equa distribuzione dei vestiti e degli alimenti, dei medicinali e degli strumenti di educazione e di lavoro - spiega il vescovo - è necessario che tanti prendano a cuore la miseria; la misericordia faccia parlare la giustizia al plurale, al noi, e la possa effettivamente realizzare». Il secondo messaggio riguarda legalità e giusto compenso. «Un tempo a catechismo si studiavano, tra i peccati più gravi, “opprimere i poveri” e “defraudare la giusta mercede a chi lavora” - ricorda don Erio - due ingiustizie che la Chiesa ha indicato come “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” L’illegalità crea scandalo. Dare la “giusta mercede” a chi lavora significa retribuire in modo adeguato ed evitare le forme illegali di compenso. La logica del noi si prenda a cuore anche coloro che non hanno lavoro e allarghi lo sguardo alle forti sperequazioni tra chi percepisce un salario appena sufficiente a sopravvivere e chi incassa somme gigantesche». Al terzo punto maltrattamenti ed estorsioni. «I deboli sono tante volte in balia di chi ha potere - ammonisce don Erio - non ha potere chi è stato concepito; chi vive disabilità gravi; chi attraversa malattie invalidanti, chi vive solo in età avanzata e chi entra nella fase terminale della vita; chi vive senza fissa dimora, chi entra in un’altra nazione come rifugiato, chi è esposto alla violenza e al terrorismo». Cosa fare dunque? «È necessario che molti incarnino la misericordia - conclude il vescovo - e spendano il loro potere nello stile della gratuità e del servizio».
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
