Una medaglia a chi ha lottato per la libertà
Ex partigiani, internati o i loro familiari hanno ricevuto (tardivamente) un diploma d’onore dallo Stato
Erano più di tremila all'indomani della Liberazione, il 25 aprile di settanta anni or sono. Sono rimasti in 96 e l’altra mattina i reduci della guerra partigiana, i protagonisti ancora in vita della restistenza nella media pianura modenese, i partigiani carpigiani hanno ricevuto dalle mani del sindaco Alberto Bellelli, del vice-prefetto di Modena Carmen Castaldo e da quelle di Aude Pacchioni, una di loro, presidente dell'Anpi provinciale, la medaglia e il diploma d'onore istituito dal Ministero della Difesa per onorare, seppur tardivamente, ex partigiani, ex internati ed ex combattenti della guerra di liberazione nazionale. Non tutti i novantasei aventi diritto, partigiani, staffette partigiane e resistenti, hanno avuto la possibilità e la forza di andare a Teatro Comunale dove ha avuto luogo la cerimonia ufficiale alla presenza delle autorità civili e militari (tra gli altri era presente l'ex sindaco, ora congiliere regionale, Enrico Campedelli e l'onorevole Manuela Ghizzoni che si è fatta promotrice in Parlamento di questo riconoscimento postumo ai partigiani) perché l'età avanzata e la salute, comprensibilmente, non ha aiutato tutti allo stesso modo. Ma assieme a parecchi protagonisti della guerra di liberazione c'erano anche i figli o i nipoti di coloro che non hanno potuto ritirare personalmente l'onorificenza. «Non solo un momento celebrativo, questo - ha ricordato il sindaco Alberto Bellelli, visibilmente emozionato - ma anche una occasione per riflettere sui valori di allora che sono ancora in gran parte valori validi per l'oggi difficile che stiamo attraversando». Applausi per Aude Pacchioni quando, all'inizio del suo discorso, ha voluto ricordare due carpigiani della resistenza che purtroppo non sono più presenti: Bruno Losi, primo sindaco della liberazione e protagonista della ricostruzione di Carpi dopo la guerra e Olema RIghi, antesignana delle "staffette partigiane" e modello per le giovanissime della sua epoca. «Ci sono voluti settanta anni, per ottenere questo riconoscimento - ha affermato Aude Pacchioni - in realtà un po' tanti. Pazienza. Alla fine ci siamo arrivati». L'Anpi di Carpi, in vista di questa premiazione, ha avviato una nuova iniziativa: ritrovare i parenti ancora viventi e le famiglie di tutti i partigiani (ormai scomparsi da tempo) delle tre brigate che operarono nell'area di Carpi, Soliera, Novi e Campogalliano, per riallacciare un discorso con chi ha vissuto, anche solo di riflesso e nei ricordi dei propri cari, il periodo della resistenza.
Fabrizio Stermieri
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