Modena, “beneficiato” per 2 milioni: non fu plagio
Era accusato di aver spinto una facoltosa amica 80enne a lasciargli le polizze vita. Viene assolto in tribunale a Modena
MODENA L’anziana milionaria provava affetto per lui e quando ormai era arrivata alla fine dei suoi giorni ha deciso di cambiare il beneficiario di due polizze vita mettendo il suo nome. Un dono da due milioni di euro. Ma i nipoti della ricca pensionata lo hanno denunciato per circonvenzione di incapace sostenendo che l’aveva plagiata spingendola a fare quella donazione cospicua. Ieri invece il giudice ha ritenuto che fosse innocente e lo ha assolto. La causa probabile dell’assoluzione “perché il fatto non sussiste” è probabilmente da ricercare nella difficoltà nel provare una accusa simile. In ogni caso, saranno le motivazioni del giudice Eleonora De Marco, tempo novanta giorni, a chiarire perché l’imputato non è stato ritenuto responsabile di un plagio, come sostenevano i parenti nella veste la parte offesa. L’imputato, difeso dagli avvocati Andrea Stefani e Giovanni Battista Chiossi, è un normale impiegato ultracinquantenne modenese.
IL CASO Con sua moglie aveva stretto una solida amicizia con una milionaria ottantenne. Si frequentavano spesso. Nel 2013 l’anziana è passata a miglior vita lasciando in eredità ai nipoti un patrimonio ingente costituito da appartamenti, denaro liquido e titoli.
L’anziana aveva anche due polizze vita. Pochi giorni prima di morire, quando stava già male e presagiva l’avvicinarsi della fine, ha dato disposizione di cambiare chi ne avrebbe beneficiato: così è spuntato il nome dell’amico impiegato che andava a trovarla spesso facendole compagnia. Appena saputo di questo lascito, i nipoti lo hanno denunciato per circonvenzione di incapace. Sostenevano infatti che la zia non fosse lucida e che quell’uomo l’avesse plagiata indicendola a firmare in suo favore per lasciargli quasi due milioni di polizza vita.
La vicenda ha avuto risvolti legali intricati. In campo civile le parti sono arrivate a una transazione stragiudiziale che ha chiuso il caso su quel versante. In campo penale, no.
LA PROCURA La Procura ha proseguito le indagini ritenendo che il reato contestato avesse una sua ragion d’essere. Il pm Pasquale Mazzei ha chiesto il rinvio a giudizio del 53enne. Ieri la vicenda è arrivata davanti al giudice Eleonora De Marco che, durante l’udienza preliminare, ha accolto la richiesta di processo con rito abbreviato.
È emerso che quando ha dato disposizioni in favore del 53enne l’anziana era gravemente minata nel fisico ma era ancora lucida. O almeno, nulla faceva ritenere che avesse la mente sconvolta o fosse incapace di intendere. Non è stato neanche possibile provare che l’impiegato abbia plagiato la facoltosa amica. In giudice ha così deciso per l’assoluzione.
Carlo Gregori
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