Imprese al femminile crescono
Un’indagine affidata a Democenter per fotografare la realtà di 14mila aziende nei vari comparti
Un secolo fa erano trecciaie, mondine e filatrici che si mettevano in lega per far sentire le loro voci e far pesare le loro richieste. Oggi sono invece piccole imprenditrici, Cocopro e libere professioniste che cercano ascolto da parte del potere politico per riuscire a far quadrare i conti, gli impegni di famiglia e quelli del lavoro.
È questo il filo conduttore della ricerca commissionata dal Comitato per l’Imprenditoria femminile che dall’interno della Camera di Commercio punta a far luce e ad aggiornare i dati delle imprese femminili nel modenese, un pianeta composto da 14 mila aziende guidate da signore e signorine modenesi. Tanto per avere un raffronto basti dire che a livello regionale sono 85 mila e 1,4 milioni a livello nazionale.
Ma attenzione, anche se la loro consistenza numerica corrisponde matematicamente all’1% della popolazione nazionale rappresentato dalla nostra provincia, a livello italiano fanno parte della retroguardia di donne alla guida di aziende. Assieme a Lombardia e Trentino Alto Adige l’Emilia Romagna appartiene alla pattuglia delle regioni dove le donne sono meno presenti nella guida di imprese.
Anche se spesso si tratta di microaziende come quelle tipiche dei servizi, dell’informatica, del commercio, nell’agricoltura e nei bed & breakfast o in quelle più strutturate del settore tessile, i numeri modenesi sono contenuti quando si tratta di contare i vertici in rosa, ma diventano una maggioranza per quello che riguarda la percentuale dell’occupazione femminile.
Entro questi due estremi ci sono le mille sfaccettature di un universo femminile che si organizza e riorganizza.
«L’indagine conoscitiva ci permetterà di conoscere nei dettagli un panorama lavorativo delle donne modenesi che portano avanti le imprese - ha spiegato Eugenia Bergamaschi, presidente del Comitato - Il nostro compito istituzionale è quello di individuare e promuovere opportunità di accesso e di promozione delle donne nel mondo del lavoro».
In altre parole, quante di quelle 14 mila modenesi che hanno legato il loro nome a quello di un’azienda che rappresentano per offrire beni e servizi e quante invece lo hanno fatto sulla spinta di un licenziamento? O ancora: quante di loro, come i colleghi uomini, hanno aperto una partita Iva pur di lavorare perché il lavoro non c’è e non si trova se non come contoterzisti?
Separare la voglia di fare impresa, il gusto dell’innovazione dalla necessità di sbarcare il lunario per uno stipendio, un compenso per arrivare a fine è uno degli obbiettivi che l’indagine dovrà mettere in luce. Tra le pieghe del bilancio la Camera di Commercio è riuscita a trovare 10 mila euro che serviranno alla Fondazione Democenter -Sipe di raccogliere iterviste e questionari. «Se le imprese al femminile riescono a produrre e a essere competitive - ha chiarito il presidente Munari - questo è un vantaggio per tutta l’economia modenese.
Saverio Cioce
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