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L’assassino del disabile: «Sono pentito»

L’assassino del disabile: «Sono pentito»

Mirandola. Alessio Magnani dal carcere: «Non sono solo quello che ha commesso quel gesto orribile»

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MIRANDOLA. Studiare ancora non gli è possibile, per certi assurdi ghirigori della legge, ma la Gazzetta la legge. Lui Alessio Magnani, studente dell’istituto Galilei, indirizzo tecnico elettronico, è in galera, condannato a 30 anni per l’omicidio di Fausto Bottura a Magnacavallo. Alessio Magnani, l’esecutore dell’assassinio del Fafo, il giovane che ha massacrato con una mazza da baseball un operaio invalido, insieme al nipote della vittima, Massimo Bottura, 19enne, e all’altro amico Armando Esposito, ha scritto una lettera in cui si pente.

«Il giorno che ho commesso quell’orribile gesto avevo poco più di diciott’anni e alla lettura del Pubblico Ministero quando formulò la richiesta di condanna all'Ergastolo mi cadde il mondo addosso - scrive Magnani - La mia vita in quel momento é cambiata, la mia famiglia distrutta, una ragazza che chissà se potrò mai costruire una famiglia. Nell’udienza del 23-10-2015 avanti al Tribunale di Mantova ho chiesto perdono per il gesto da me commesso ricostruendo tutti i fatti, ma questo probabilmente non è bastato a convincere il Tribunale che sì è stato un gesto orribile ma commesso sempre da tre ragazzi di diciott'anni. Tutto questo non giustifica quello che ho fatto anche perché io non sono nessuno per togliere la vita ad una persona, ma è successo. Sono molto pentito di ciò che ho fatto e spero di essere perdonato. Nell'anno trascorso ho avuto modo di riflettere su ciò che ho commesso e per questo devo ringraziare: Psicologi, Criminologi, Educatori e tutta l'Amministrazione Penitenziaria del carcere. In particolar modo ringrazio la Direttrice e la Commissaria, perché non appena tornato dal tribunale condannato a trent'anni mi hanno dato un conforto morale molto speranzoso. Nel carcere di Mantova esistono molti progetti per il reinserimento, oggi frequento molti corsi tra cui quello di cucina, Giustizia riparativa, lavoro come cuciniere e sicuramente con l'anno nuovo intendo continuare gli studi e diplomarmi per dimostrare primo a me stesso, poi alle persone che credono in me che non sono solo il ragazzo che ha commesso un gesto cosi orribile ma sono un ragazzo di diciotto anni come tanti altri».

Non è stata, la sua, una presa di coscienza improvvisa, ma una pietra su una strada percorsa con gli psicologi e i suoi avvocati, Angelo Villini e Federica Fumagalli. È quest’ultima a raccontarlo. «All’inizio non si rendeva conto dell’enorme gravità di quello che aveva fatto. Le conseguenze, l’arresto, il carcere, il processo in arrivo, gli sembravano cose troppo grandi per la sua età. Poi a marzo ha cominciato il percorso per arrivare all’assunzione di responsabilità con gli psicologi, al pentimento e alla richiesta di perdono. Ora è consapevole: e quello che ha davanti lo terrorizza».

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