Bianchini, chiesta l’assoluzione
Bruna Braga e il figlio Alessandro si difendono davanti al giudice
SAN FELICE. Le posizioni di Bruna Braga e Alessandro Bianchini sono state discusse ieri mattina durante l’udienza preliminare del processo Aemilia. Difesi dagli avvocati Giulio Garuti e Simone Bonfante, madre e figlio hanno chiesto il non luogo a procedere. Per quanto riguarda la Braga ci si è soffermato sul suo (non) ruolo nel mondo dei rifiuti e degli appalti. I sui legali, infatti, si sono concentrati sul fatto che la moglie di Augusto Bianchini, come dimostrano anche le intercettazioni, non abbia mai influito sulle strategie aziendali nella gestione dell’amianto o dei lavori pubblici. Tanto meno non ha mai assecondato l’organizzazione ’ndranghetista. Per Alessandro Bianchini, invece, i difensori hanno puntato soprattutto sul suo ruolo con la Ios, l’azienda formata dopo l’esclusione dalla white list della Bianchini Costruzioni. Il figlio maggiore, che aveva già un incarico di valore nella casamadre, aveva deciso autonomamente di rimettersi in gioco e quindi - hanno sostenuto davanti al gup Zavaglia gli avvocati Bonfante e Garuti - non vi è stata nessuna volontà di aggirare la legge, anzi la trasparenza con cui è stata fondata la nuova impresa dovrebbe testimoniare l’opposto.
I pubblici ministeri hanno replicato alla tesi difensiva, sostenendo la necessità di continuare a procedere contro i due imputati. Il processo Aemilia riprenderà il 21 dicembre quando gli avvocati difensori avranno la possibilità di controreplicare alle analisi dei magistrati. Al termine di quell’udienza il gup si ritirerà in camera di consiglio per decidere non solo se inviare a processo Bruna Braga e Alessandro Bianchini, ma anche tutti gli altri imputati che hanno scelto di non accedere ai riti alternativi. Non è scontato che l’ordinanza arrivi in giornata; il giudice potrebbe prendersi altro tempo per valutare nel dettaglio le varie posizioni.
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