Gazzetta di Modena

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Un’azienda su due non investe più

di Martina Stocco
Un’azienda su due non investe più

I maggiori cali di fatturato nel settore dell’edilizia. Il 63 per cento degli intervistati non vuole un mercato estero

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Le imprese modenesi guardano all'estero? Sono interessate a investire nel 2016? Queste e altre domande sono state rivolte a 543 realtà imprenditoriali del nostro territorio da Confimi Emilia. Alla rilevazione (chiamata Form Finanza 2015) hanno risposto in 273. I risultati? A volte sorprendenti.

Come il numero delle imprese che hanno una rete commerciale all'estero: appena 45 (16,48% del campione). Ancora inferiore la cifra di coloro che sono interessate a creare tale opportunità in futuro. Sono 26 delle 228 si limitano agli scambi in Italia. A livello percentuale siamo all'11,40%. «Sull'internazionalizzazione c'è ancora da lavorare molto», ha ammesso Giovanni Gorzanelli, presidente di Confimi Emilia.

I Paesi esteri d'interesse riguardano prevalentemente quelli del Vecchio Continente. L'Europa, infatti, detiene il 59,56% della "fetta". Seguono Nord America (12,50%) e Sud America (9,56%). Dalla "cartina" degli scambi sono scomparse sette nazioni: Emirati Arabi Uniti, Filippine, Kenya, Portogallo, Uganda, Venezuela e Argentina.

Se 148 aziende non hanno un mercato estero, ben 173 (63,37%) non sono interessate ad averlo. Ancora minore la percentuale di chi ha creato una rete di imprese: il 7,69% (21 su 273). Tra le 252 escluse, tuttavia, 52 intendono "rimediare" in futuro (20,63% del campione).

Investimenti? Quasi una ogni due dice di no. Si dicono non interessate a effettuarne nel 2016 ben 126 (46,15%). Tra i 147 sì, i macchinari precedono le risorse umane: 97 (42,54%) contro 60 (26,32%).

Circa tre aziende su dieci (il 29,30% del totale) ha indicato almeno un rating. La classificazione indicata è, in oltre due casi su tre, soddisfacente. I voti di nessun rischio sono 65 (34,95%), quelli di basso rischio 64 (34,41%). Per Giovanni Ferraresi, ideatore della ricerca, ciò denota un «buono stato di salute». Tuttavia, tali valutazioni sono compiute in genere a inizio anno. Un voto negativo potrebbe influenzare sulle prestazioni future dell'azienda e, in parte, sulla possibilità di ottenere il sostegno economico necessario. «Pensiamo di istituire percorsi formativi di cultura finanziaria», ha garantito Ferraresi.

La ricerca ha coinvolto nove diversi settori, dal metalmeccanico (122 aziende) all'editoria e grafica (6). I fatturati per settori sono cresciuti soprattutto nell'ultimo settore (5,33%), nel commercio (3,5%) e nel settore metalmeccanico (3,13%). I cali si registrano soprattutto nell’edilizia (-4,18%) e nel settore delle nuove comunicazioni (-4,41%). Nella stragrande maggioranza dei casi (53,48%) si tratta di piccole aziende. Addirittura 100 (36,63%) rientrano nella dimensione “micro”. Le tre banche maggiormente contattate dalle 273 aziende del campione sono Bper (163 conti correnti), Unicredit (133) e Banco Popolare (101).

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