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Ecco il tesoro dei Gonzaga

Ecco il tesoro dei Gonzaga

Il prezioso arazzo ha una storia iniziata nel Cinquecento

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Preziosi arazzi italiani, francesi e fiamminghi del Seicento e Settecento. Tappeti della Savonnerie, di Aubusson nonché di fattura anglosassone come gli Axminster o i William Morris. Espressioni tessili di artisti del XX secolo del calibro di Pablo Picasso, Fernand Henri Léger, Alexander Calder…

Sono questi i capolavori che rendono unica la galleria Raffaele Verolino. Galleria il cui luogo deputato è la villa dello stesso antiquario ini Strada S. Martino di Mugnano. Un enorme scrigno di mirabilia. «Fondata nel 1627 per volere di Luigi XIII, la manifattura di Savonnerie ha tessuto sempre e soltanto per i re di Francia». Ecco, forse basta questa singola frase per colmare di significato un termine vago come mirabilia,

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Ma manca ancora la stoccata finale.

Punta di diamante della collezione Verolino è infatti "Lui": l'arazzo del Gonzaga. Primo elemento della serie dei Puttini - serie composta da dieci panni di grandi dimensioni, due portiere e due sopraporte - l'arazzo fu annodato tra il 1539 e il 1540 da Nicola Karcher che utilizzò i cartoni originali di Giulio Romano. Il committente? Niente di meno che Federico II Gonzaga duca di Mantova. Rimasta nella linea ereditaria dei Gonzaga, la serie in questione viene poi più volte menzionata negli inventari della corte mantovana del XVI e XVII secolo. Fu Leopoldo I di Lorena, che la ereditò da Ferdinando Gonzaga morto a Venezia nel 1709, a disperderne i pezzi ai quattro venti.

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Nel 1972 l'arazzo oggi di proprietà di Verolino approda al mercato antiquario londinese per poi essere acquistato dallo storico dell'arte italiano che tutto il mondo ci ha invidiato. Ossia quello stesso Federico Zeri che lo conserverà sino al 1998, anno della sua morte.. (a.d.m.)

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