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Modena, soldi per “favorire” i permessi: cinese e ex poliziotto a processo

Carlo Gregori
Modena, soldi per “favorire” i permessi: cinese e ex poliziotto a processo

Un ex agente della Questura e un cinese sono imputati per falso e corruzione. Il loro caso è stato affrontato ieri mattina davanti al giudice durante una udienza preliminare che è sfociata, per il...

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MODENA. Un ex agente della Questura e un cinese sono imputati per falso e corruzione. Il loro caso è stato affrontato ieri mattina davanti al giudice durante una udienza preliminare che è sfociata, per il solo ex poliziotto, in un processo con rito abbreviato. In sostanza, sono accusati di aver favorito delle pratiche per i permessi di soggiorno dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Modena per alcuni cinesi che avrebbero dato soldi per accelerarle o aggiustarle.

L'AGENTE: SONO INNOCENTE. Il caso è estremamente complesso perché le indagini hanno puntato sull’ex poliziotto - un agente stimato che non ha mai avito problemi di alcun tipo con la giustizia e che ancora adesso si proclama innocente - al quale è stato sequestrato un computer. Ma l’agente stesso ha poi favorito l’accesso a tutti i suoi conti per chiarire di non aver mai percepito il denaro che il cinese, suo semplice conoscente, avrebbe intascato dai connazionali. La sentenza per l’ex agente è prevista per l’udienza del 22 dicembre.

I FIGLI DEGLI ALTRI. Al termine delle indagini durate parecchi mesi, il pm Marco Niccolini ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque imputati. Si tratta dell’ex poliziotto, del cinese suo conoscente e di tre cinesi scoperti a dichiarare il falso davanti a pubblico ufficiale. In particolare, a far emergere questo caso è stata l’identificazione di due bambini portati dai cinesi in Questura perché fossero registrati come loro figli nelle pratiche per la regolarizzazione.

Da accertamenti svolti dalla Questura è risultato che non si trattava dei figli dei richiedenti ma di altri bambini, figli di conoscenti, mentre i bambini autentici si trovavano in Cina con i parenti.

DENARO INTASCATO? Questa discrepanza ha spinto la Procura a svolgere accurate indagini sulle loro pratiche. Interrogandoli, è emerso che si erano tutti e tre rivolti allo stesso “facilitatore”, un connazionale che, secondo l’accusa, intascava denaro.

Questo cinese avrebbe raccontato in giro di avere un amico poliziotto potente che poteva dare una mano e aggiustare le pratiche o fare avere il permesso di soggiorno. Per questo le indagini si sono estese al poliziotto che in effetti lavorava con gli immigrati in Questura, ma sul quale non era mai stato fatto alcun rilievo.

IL PM: TRE ANNI ALL'EX AGENTE. I quattro cinesi, due dei quali difeso dall’avvocato Marco Favini, seguono il normale corso dell’udienza preliminare e quindi i giudice dovrà stabilire se rinviarli a giudizio o proscioglierli. Per l’ex poliziotto, invece, il suo difensore, avvocato Fabrizio Canuri, ha chiesto il rito abbreviato ottenendolo. Per lui è caduta l’accusa più grave, quella delle pratiche atte a favorire l’immigrazione clandestina, reato pesantissimo (di fatto, quello che si contesta agli scafisti). I casi in discussione riguardano cinesi che erano già in Italia e che dovevano solo rinnovare il permesso di soggiorno, quindi non di clandestini che volevano emergere. Per lui restano le imputazioni di corruzione e false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Il pm Niccolini per lui ha chiesto tre anni di carcere. La difesa sostiene che non ha commesso alcun reato.

 

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