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Nuova cava a San Cesario. Rosi: «Territorio devastato»

Nuova cava a San Cesario. Rosi: «Territorio devastato»

SAN CESARIO. Ruspe al lavoro, a 300 metri dalle prime case, per scavare tra la strada provinciale e il bordo fiume, nell’area ricompresa tra l’ex caseificio Sega e la “Barca”. Si scaverà ghiaia per 5...

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SAN CESARIO. Ruspe al lavoro, a 300 metri dalle prime case, per scavare tra la strada provinciale e il bordo fiume, nell’area ricompresa tra l’ex caseificio Sega e la “Barca”. Si scaverà ghiaia per 5 anni fino a 10 metri dal ciglio stradale ed è in avanzata fase di realizzazione un terrapieno lungo l’intero perimetro, a difesa dalla polvere e dal rumore. Quando tutto sarà finito, il terrapieno verrà tolto e dovrebbero restare una grandissima area erbosa degradante sul fiume, una pista ciclabile e un parcheggio per le auto. Il Comune ha concesso l’autorizzazione estrattiva alla “Rete di Imprese Polo 8 San Cesario”, nuova società stipulata tra “Panaro Cave srl”, Granulati Donnini e Vignali Antonino sas. Per i lavori dovrà comunque essere demolito il frantoio che sta più a monte. Le opere compensative ammontano a 275mila euro e andranno a pagare il futuro pedonale di Corso Libertà fra la Basilica e la Villa Boschetti (229mila euro) mentre la parte rimanente sarà impiegata nel tempo. «Non è certo quello che volevamo - dice Luciano Rosi, capogruppo Forza Italia e Viva San Cesario - e che abbiamo sempre contestato dal 2009, quando il sindaco lavandosene le mani demandò alla Provincia il compito di predisporre il piano estrattivo per tutti i Comuni. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti, perché a breve riapriranno anche altre cave su un territorio già martoriato da decenni di escavazioni. Ci sono voluti 6 anni per ottenere l’autorizzazione e alla fine, per potere scavare, le imprese hanno dovuto anticipare al Comune parte delle opere compensative: oggi abbiamo monconi di piste ciclabili all’Altolà, in Via Liberazione e a Sant’Anna che dovranno interconnettersi negli anni. In aggiunta alla devastazione del territorio, a un centinaio di metri da Via Pioppe il Panaro sta continuando ad erodere l’argine. Il cemento non esiste più, crollato sotto la furia delle acque, resta un terrapieno di sola ghiaia largo non più di 6 metri, destinato a sbriciolarsi. È un pericolo che stiamo segnalando da anni».

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