Re Mida: i titolari assolti da tutti i reati
Sono stati tutti assolti con formula piena dal giudice Andrea Romito, nonostante la richiesta di condanna fatta dal pm Marco Imperato. Così ieri mattina si è chiuso il processo con rito abbreviato...
Sono stati tutti assolti con formula piena dal giudice Andrea Romito, nonostante la richiesta di condanna fatta dal pm Marco Imperato. Così ieri mattina si è chiuso il processo con rito abbreviato per Giampaolo Rizzatti, 60enne di Ficarolo (Rovigo), titolare della catena di 28 negozi “compro oro” Re Mida, la moglie Silvia Villani, 57 anni e il figlio Alberto, 28 anni (assistiti dagli avvocati Marco favini, Andrea Rossato e Michele Binelli). Il pm Imperato aveva chiesto quattro anni per il responsabile legale, Giampaolo Rizzatti, e due anni e otto mesi di carcere per i due congiunti, moglie e figlio, considerando già lo sconto di un terzo della pena compreso nel rito scelto; la difesa aveva chiesto l’assoluzione. Ieri il giudice ha ritenuto che non fosse stata sufficientemente provata l’associazione a delinquere e tanto meno i due casi di ricettazione che sarebbero poi collegati al riciclaggio. Riciclaggio consistente nella fusione dell’oro nel crogiolo della ditta e nella sua “nuova vita” (in questo caso, è stato spiegato, se provato si tratterebbe di autoriciclaggio ma questo reato è recentissimo e in ogni caso successivo a questa indagine).
Il giudice Romito ha anche disposto il dissequestro immediato di tutti i beni della Re Mida, che nel 2014 è stata dichiarata fallita proprio per l’impossibilità di gestore affari e transazioni con i beni e il denaro sotto sequestro. Re Mida era una importante catena di negozi “compro oro” con sede a Ostiglia (Mantova) che copriva in modo capillare il Nord Italia: 22 negozi dei quali 10 in franchising, 3 a Modena (uno in corso Canalchiaro, uno a Sassuolo in via Della Pace uno a Mirandola in via Agnini). Un piccolo impero dell’acquisto di oro, argento e preziosi che aveva creato un brand riconoscibile nella selva di negozi del settore.
Nel luglio 2013 l'ordine di sequestro della Procura alla Guardia di Finanza interessò sia i negozi che 23 chili di oro, 30 chili di argento e mezzo milione di euro in contanti. Tutto il patrimonio è stato sequestrato e i negozi di Modena chiusi. Nel frattempo è iniziata anche un’inchiesta parallela a Mantova: la procura lombarda sta tuttora indagando sull’ipotesi di evasione fiscale e altri reati collegati alle attività commerciali con l’oro.
Carlo Gregori
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