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L’INTERVENTO

Stupro di gruppo, il caso non si può dire chiuso

Stupro di gruppo, il caso non si può dire chiuso

E' stato assolto dal Tribunale dei Minori di Bologna anche il quinto ragazzo coinvolto nello stupro di gruppo denunciato nell'agosto del 2013 da una sedicenne modenese dopo una serata di festa in una...

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E' stato assolto dal Tribunale dei Minori di Bologna anche il quinto ragazzo coinvolto nello stupro di gruppo denunciato nell'agosto del 2013 da una sedicenne modenese dopo una serata di festa in una villa di campagna. La ragazza aveva raccontato che tre di loro avevano abusato di lei in uno spogliatoio mentre era in stato confusionale per aver bevuto troppi cocktail, mentre gli altri facevano da palo controllando che nessuno si avvicinasse.

In questi casi si dice: il caso è definitivamente chiuso. Si dice anche: le sentenze non si discutono. E infatti non è questa l' intenzione. Seppure con una ferita in più per chi si riconosce in una città civile rispettosa delle relazioni e dei diritti, non torno sulla vicenda indagata in tutte le sue sfumature, da diversi punti di vista. Penso dovremmo invece (noi, tutti, istituzioni, scuola, famiglie, in una parola comunità) essere capaci di dire: il caso non è affatto chiuso anzi al contrario il caso qui deve avere il suo inizio, perché il tema ci riguarda. Proprio adesso, dopo che sono state dette le ultime parole sulle vite private di questi giovani resta da guardare la realtà con più serietà, con più determinazione e con urgenza. Perché questo caso non è isolato e dunque non è chiuso e perché l'educazione dei figli è un bene sociale. Cosa insegna questa sentenza, cosa insegnano altre infinite vicende simili a questa? Che le ragazze devono muoversi con circospezione, diffidare, devono guardarsi dagli uomini, che sono senza controllo, devono aspettarsi così poco dagli uomini da snaturare i loro stessi desideri.

E insegna che non devono aspettarsi comprensione né solidarietà, e nemmeno giustizia perché sono loro ad essere intrinsecamente colpevoli. E infine insegna che tutto questo è accettabile, è così, è normale. "L'uomo non è di legno" "Lei se l'è cercata". Un orizzonte infinitamente triste per gli uni e per le altre, dove ancora una volta vince l'ipocrisia e il peso delle nostre maschere piuttosto che le nostre intelligenze. C'è chi non si rassegna e conta sulla forza d'animo dei migliori per continuare (o cominciare) a scandagliare il mare scuro dei rapporti tra i sessi.

Elena Bellei

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