Modena, il mistero della porta ritrovata e le ombre sul furto del Guercino
Il sopralluogo dei vigili del fuoco per verificare da dove arrivava il gas ha evitato una tragedia e ha permesso di scoprire una possibile via di fuga, nascosta da un armadio, che dà su un magazzino usato dal vicino emporio di vestiti
MODENA. Una porta che riappare a sorpresa dopo duecento anni e di cui tutti ignoravano l’esistenza. Nemmeno i parrocchiani più anziani, persino quelli che hanno seguito i lavori dietro le transenne, ricordavano di aver notato un’apertura abbastanza grande da far passare una persona nella chiesa di S.Vincenzo.
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Eppure quell’antica porta, ridotta a un paio di pezzi di legno dalla parte di un magazzino e in chiesa completamente coperta da un armadio antico, è stata scoperta proprio grazie alla fuga di gas.
DAI POMPIERI L'ALLARME SUL METANO. I pompieri stavano seguendo con le strumentazioni - e soprattutto con i loro nasi - la traccia del metano che aveva riempito l’edificio sacro. L’odoraccio, la puzza di uovo marcio che aveva messo in allarme prima i dipendenti del magazzino di vestiti e poi il vicinato, restava sempre al suo posto.
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E siccome la segnalazione era partita dal personale che lavora per Zara, e che proprio lì a fianco ha un deposito di servizio per l’assortimento quotidiano, i pompieri sono stati spinti a capire come mai ci fosse lo stesso odore in due ambienti non comunicanti. Una richiesta dopo l’altra ai due volontari della parrocchia, in avanti con gli anni, che scuotevano pensosamente la testa: «Ma quale apertura ...».
E invece pochi minuti dopo le grida di soddisfazione dei vigili del fuoco segnalavano il ritrovamento della porta scomparsa.
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È bastato spostare il pesante armadio in legno massiccio, da parte di quattro robusti pompieri, per ritrovare il collegamento scomparso nei secoli. C’entra qualcosa questa apertura sinora sconosciuta a tutti e la scomparsa di un capolavoro noto in tutto il mondo dell’arte?
A questo punto occorre procedere con cautela nel campo minato delle ipotesi, perchè la tela scomparsa due anni fa si è come volatilizzata e gli inquirenti non hanno voluto fare commenti sui professionisti del furto. Solo qualche accenno alla necessità di un furgone per portar via il quadro senza rovinarlo.
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Questo è uno dei punti nodali. Polizia e carabinieri hanno lavorato gomito a gomito per giorni, esaminando tutte le vetture transitate nei giorni precedenti e verificando le targhe sospette: un’operazione minuziosa, capillare, possibile solo sfruttando le telecamere di sorveglianza disseminate su corso Canalgrande.
Già, e se invece si fossero infilati su via Gherarda sfruttando l’intrico delle stradine in piena notte? Nella Modena svuotata a ridosso di Ferragosto il furgone poteva essere stato parcheggiato nella stradina a fianco, senza dare nell’occhio. E di notte affiancare con discrezione il portone, facendo passare la tela dal retro per poi mescolarsi al traffico dell’intero centro e dove il controllo di tutte le targhe e di tutte le telecamere sarebbe stato impossibile. E alla fine del colpo l’armadio è tornato al suo posto, senza lasciar tracce, nè tantomeno segni di effrazione.
In ogni caso con professionisti di quel calibro, capaci di entrare in chiesa a poca distanza dal ritorno del quadro dalla grande mostra di Torino e con la certezza di non trovare sistemi d’antifurto, la possibilità di rintracciare qualche traccia era ridotta al lumicino. I controlli delle telecamere, da e per corso Canalgrande non hanno portato a risultati concreti. Ma se l’uscita del bottino è stata effettuata da altre parti?
SI TRATTA COMUNQUE DI SCENARI IPOTETICI. Sempre e solo ipotesi che, ovviamente, non fanno i conti con le risultanze vere, gli indizi reali in mano agli inquirenti: che ovviamente non sono pubblici.
Impossibile però non pensare alle molte coincidenze negative che hanno colpito la chiesa di S.Vincenzo. Prima del furto del Guercino nell’agosto del 2013, già nel 1986 sparì una statua in bronzo del 1500 con un angelo di scuola emiliana che reggeva un candeliere.
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Ora il pericolo del gas che poteva esplodere mentre i più anziani ricordano ancora la bomba che nel 1944 mandò in frantumi abside e cupola, sbriciolando i meravigliosi affreschi di Sigismondo Caula.
UNA PERDITA GRAVISSIMA. Una serie ininterrotta di disgrazie per una chiesa che comunque è stata uno scrigno di storia e arte. Dai primi anni del ’600 ospita le spoglie dei regnanti di casa d’Este e la “Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, quella rubata per l’appunto, doveva servire a magnificare il mecenatismo dei committenti. Oggi le tombe dei duchi, compreso il penultimo che apparteneva alla casata d’Austria, è meta dei nostalgici degli Asburgo e della loro dinastia che si è allargata sino all’Italia. Quanto alla porta tornata alla luce si aprono nuovi filoni d’indagine, sperando che riguardino più gli storici che gli investigatori.
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