«Aria pessima a Modena: tanti i rischi per la salute a causa dello smog»
L’esperto di malattie respiratorie: «La popolazione è esposta, specie i bambini». Ancora giorni di sforamenti. Intanto il Comune pensa a misure straordinarie
MODENA. Modena è al centro di una fossa di aria carica di inquinanti chiusa tra due catene di montagne. Lo mostra il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente coi dati 2013 e lo mostrano le foto satellitari che stanno suscitando scalpore e ci pongono davanti a una realtà spesso trascurata, come se fosse un rumore di fondo: viviamo nella zona con l’aria probabilmente più inquinata d’Europa. Anche ieri i dati dell’Arpa Emilia-Romagna indicavano gli sforamenti per polveri sottili Pm10 e per ozono alla centralina al Parco Ferrari di Modena. I giorni di sforamento dal 1 gennaio sono stati 39, più di un mese... In dicembre solo due giorni hanno avuto dati “accettabili”. Vivere in questa conca senza sfiato che sia chiama Valle Padana è sempre più difficile. Per questo ieri l’assessore Giulio Guerzoni ha detto che se il problema persisterà non sono da escludere misure straordinarie tra le quali l’aumento delle “domeniche ecologiche” e restrizioni ai veicoli. E per la nostra salute? Lo chiediamo al professor Enrico Clini, esperto di malattie respiratorie e direttore di Villa Gaiato.
Professor Clini, il rapporto europeo e il satellite non lasciano dubbi sullo stato dell’aria negli ultimi tre anni.
«Oltre all’esposizione c’è la permanenza per anni di alti tassi di inquinanti. Per questo sono diffuse le infiammazioni alle vie respiratorie che possono diventare patologiche. Parliamo di bronchite, broncopolmonite e infiammazioni che possono raggiungere gli alveoli e quindi anche il sangue».
Chi sono i più colpiti?
«Sicuramente bambini e anziani. Bambini perché la crescita non ha formato del tutto il loro apparato respiratorio e anziani perché queste malattie si sommano a patologie croniche».
Esistono statistiche epidemiologiche sui danni sulla popolazione modenese causati dalla pessima aria che respiriamo?
«No, non ci sono dati statistici sull’impatto, ma solo rilevamenti occasionali, anzi estemporanei».
Non è confortante. Quindi non esiste un quadro chiaro tra stato dell’aria, inquinanti e malattie diffuse.
«No, non esiste».
E secondo la sua esperienza quali sarebbero le priorità a Modena? Cosa possiamo fare per proteggerci, insomma?
«Pochissimo, certo non conta aprire le finestre. Voglio dire che il singolo può davvero fare poco in questa situazione. Non c’è protezione, se con le mascherine davanti alla bocca che alcuni indossano quando sono in strada. Secondo il mio punto di vista, servono di sicuro alcuni passi urgenti: primo, più dati dalle centraline dell’aria e possibilmente più centraline; secondo, una informazione trasparente e molto più diffusa verso la popolazione, perché ancora oggi si sa poco sugli effetti di questi inquinanti; terzo, servono rilievi sanitari per conoscere lo stato di salute della popolazione, dall’adolescenza alla vecchiaia».
Esiste un problema generale, legato al traffico stradale e all’industria. Esiste però anche un problema di smog da microaree industriali.
«Queste microaree sono caratterizzate da polluzioni industriali specifiche con ricadute specifiche sulla salute, anche se rientrano in un quadro generale di inquinamento. È importante identificare le malattie respiratorie in base alla qualità dell’aria di un certo posto per capire dove c’è più incidenza per certe manifestazioni o malattie».
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