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«Notizie fasulle su Aemilia Il sindaco deve dimettersi»

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San Felice. Mozione dei 5 Stelle per la mancata costituzione di parte civile Rinviato il Consiglio, ma centrodestra e la Lega ne chiedono uno straordinario

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SAN FELICE. Un consiglio comunale straordinario, a San Felice e uno all’Unione Area Nord, per chiedere le dimissioni di Alberto Silvestri da sindaco e da presidente dell’Unione. Motivo: non è più idoneo a rappresentare la comunità dopo l’imbarazzante vicenda della mancata costituzione all’udienza preliminare di Aemilia. La richiesta arriva su due binari e contesti separati: San Felice in movimento da una parte e Sanfeliciani per ReAgire, Forza Italia e Lega Nord dall’altra.

La lista civica “grillina” San Felice in Movimento (Fortini e Casari) ha infatti inoltrato giovedì una posta certificata al Comune, per chiedere di iscrivere all’ordine del giorno una mozione. Con la mozione si ripercorrevano i passaggi delle dichiarazioni del sindaco, smentite dagli atti attuali del procedimento Aemilia e da avvocati, professori e collaboratori della Dda che ha indagato sulle infiltrazioni di ’Ndrangheta: si chiedeva al sindaco di farsi carico delle sue dichiarazioni, dimettendosi. Nella mozione si chiedeva anche la nomina di un legale indipendente, per approntare in vista del dibattimento di Aemilia una costituzione di parte civile condivisa con la comunità, oltre ad incontri pubblici con esperti per spiegare ai cittadini, molti dei quali ancora non hanno purtroppo compreso cosa è Aemilia per San Felice e cosa sta accadendo in questi giorni. Detto che la mozione non è una mozione di sfiducia (ma di richiesta di dimissioni) e che comunque per statuto può essere presentata almeno 14 giorni prima di un consigli, venerdì ai consiglieri è stata recapitata una mail dal Comune che annullava il consiglio già convocato per domani sera. Perchè? La motivazione ribadita ieri in municipio è che per lunedì c’erano giusto un paio di altri oggetti da discutere, troppo pochi per giustificare la riunione. E tuttavia il centrodestra va all’attacco: «La “finta” mozione di sfiducia della minoranza della minoranza (San Felice in Movimento) - spiegano Lorena Borsari capogruppo di Sanfeliciani per ReAgire, Antonio Platis di Forza Italia e Fulvio Testi della Lega Nord - un effetto l’ha prodotto: il consiglio comunale già convocato per il 23 è stato rinviato al 2016. Viene da chiedersi: ma ci sono o ci fanno? Qualcuno di questi – incalza Borsari – si rende conto che l’amministrazione di un Comune è una cosa seria? Che non si possono dire bugie grandi come una casa e non ci si può fare solo propaganda senza mai arrivare ad un risultato concreto? Auspico veramente che a questo punto tutti i cittadini di San Felice aprano gli occhi: un’amministrazione che porta avanti una situazione non vera, di cui è perfettamente consapevole (anche perché se per la legge non è ammessa l’ignoranza, figuriamoci se un Sindaco può “ignorare” come salvaguardare l’interesse dei suoi cittadini e del suo territorio), e poi ci mettiamo anche l’altra minoranza che, proclama dopo proclama, sembra mirare di più alla propria pubblicità che al risultato. Non lasceremo perdere».

«Chiederemo un Consiglio Comunale straordinario - conclude Borsari - per fare il punto sulle dichiarazioni del sindaco Silvestri, che ha reiterato assolute falsità, sia verbalmente che formalmente con la presentazione di un verbale consegnato ai capigruppo e in consiglio comunale, in cui annunciava di essersi costituito parte civile nel processo Aemilia. Cosa assolutamente falsa».

«Raccoglieremo le firme necessarie – incalzano Antonio Platis e Fluvio Testi - per indire anche un consiglio straordinario all’Unione Area Nord entro fine anno. Non possiamo mantenere nel massimo organo istituzionale, in rappresentanza di tutta la Bassa, un sindaco che non solo non ha rispettato l’impegno preso di costituire Comune e Unione parte civile, ma si è perfino fatto beffa dei cittadini millantando azioni legali che in realtà non sono per il processo per mafia ma per un molto più modesta problematica ambientale. Oltre a rappresentare una scelta politica gravissima, che rischia di generare ambiguità nella lotta alla mafia».

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