Carani, per rialzare il sipario servono oltre due milioni
È vero che la riparazione del controsoffitto crollato, che nell'ottobre 2014 determinò la chiusura del teatro Carani con ordinanza di inagibilità, era stata valutata rimediabile con una spesa di...
È vero che la riparazione del controsoffitto crollato, che nell'ottobre 2014 determinò la chiusura del teatro Carani con ordinanza di inagibilità, era stata valutata rimediabile con una spesa di circa 110mila euro. Ma purtroppo, una volta chiuso il teatro, per riaprirlo servirà il parere della Commissione pubblico spettacolo, che esaminerà non solo il controsoffitto, ma tutte le problematiche riguardanti la struttura. E non consentirà di riaprirla senza rimediare a emergenze reali, e in alcuni casi disattese per anni, come l'adeguamento anti-sismico, la messa a norma di impiantistica e arredi. Allora, anche escludendo il cornicione esterno crollato di cui a quanto pare si occuperà direttamente la proprietà, la spesa è destinata a gonfiarsi a dismisura e l'apertura a tardare non poco, due o tre anni almeno. I numeri precisi li ha forniti l'assessore alla cultura Giulia Pigoni rispondendo all'ennesima interrogazione in consiglio comunale, da parte del gruppo dei Sassolesi. «Purtroppo non c'è niente di estetico – spiega Giulia Pigoni – ma si parla di adeguamenti di legge senza i quali il teatro non sarà autorizzato a riaprire». Per ora le stime non sono state effettuate da consulenti a pagamento ma da personale di Sgp che ha fatto un'analisi dei costi indicando un minimo e un massimo di spesa possibile per ogni voce: parliamo di opere di adeguamento anti-sismico per una spesa che oscillerà fra 580mila euro e 1,6 milioni; opere edili e di adeguamento impiantistico fra 465mila e 670mila euro; adeguamento degli arredi alle nuove normative antincendio (sedili e sipario per esempio) fra 640 e 950mila euro; progettazione degli interventi per un costo fra 85mila e 120mila euro. Siamo già oltre i 2 milioni di euro di spesa presunta. E non c'è nemmeno tutto, perché nelle relazioni delle società che hanno gestito la stagione teatrale in passato si parlava di urgenza di sistemazione per il traliccio del palcoscenico, ancoraggio del grande lampadario centrale e altre voci... Possibile che l'amministrazione sborsi oltre 2 milioni di euro per aggiustare un teatro che da luglio di quest'anno non la vede più nemmeno affittuaria? Evidentemente no. Tutto resta subordinato all'accordo con la famiglia proprietaria, gli eredi Carani. «Ma il dialogo continua e non si è interrotto – spiega la Pigoni – stiamo tuttora cercando un accordo su come ripartire questi costi e siamo sempre disponibili a trattare. Il Carani resta una nostra priorità, il Comune farà la sua parte ma è evidente che senza un accordo soddisfacente per entrambi non è possibile riaprire».
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