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Modena.Ciclofficina, la “clinica” dove la bici torna a vivere

di Valentina Corsini
Modena.Ciclofficina, la “clinica” dove la bici torna a vivere

Sotto le tribune del Novi Sad l’associazione recupera e ripara le due ruote e condivide attrezzi e conoscenze. In nome della mobilità sostenibile

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MODENA. C’è un posto sotto le gradinate del Parco Novi Sad, in viale Monte Kosica al civico 97, in cui almeno due sere a settimana, il martedì e il giovedì, si respira aria d’altri tempi. Tempi in cui ci si divertiva ancora a “sporcarsi le mani di morchia”, ad operare su pistoni, cilindri, catene e pedali. E nascevano così le grandi passioni, quelle più vere, quelle che suscitavano un notevole fascino sui ragazzi di ieri, impegnati a metter mano sulle parti del motore di un auto, come sulle varie componenti di una bicicletta.

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E parlando di due ruote oggi, è proprio presso il deposito custodito dall’Anpi all’ombra dello Stadio Braglia, che un gruppo di volontari ha dato una casa al proprio amore per le bici. Loro sono i ragazzi della Ciclofficina Popolare “Rimessa in movimento” di Modena, un’associazione no-profit composta innanzitutto da una banda di amici -che tra due calci ad un pallone fuori e una birra in compagnia dentro -ci invitano a sporcarci le mani mettendo sotto i ferri qualche “paziente”.

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«L’associazione è nata nel 2010 da tre appassionati di bici e di mobilità urbana differente- racconta Alessio Morciano, presidente della Ciclofficina- inizialmente l’idea di incentivare la gente ad usare di più la bici e ad averne maggiore cura era senza dimora, poi dal 2011 ci siamo stabiliti qui presso il deposito comunale gestito dall’Anpi, che ci ha dato così l’opportunità di trovarci due sere a settimana, il martedì e il giovedì, dalle 21 alle 23, per coltivare la nostra passione».

E tetto migliore di quello di un vero e proprio deposito, non poteva esserci per questo gruppo di 20 volontari che al grido di “Rimessa in movimento” promuove l’amore per le bici ma soprattutto la voglia di imparare ad operare su di esse -imbracciando i ferri del mestiere come provetti meccanici. «Da volontari abbiamo un po’ di conoscenze meccaniche in più- riprende Morciano- ma le mettiamo a disposizione di tutti coloro che vogliono venirci a trovare, perché la Ciclofficina è innanzitutto uno spazio aperto alla condivisione. L’importante è che chi viene per riparare la sua bici, abbia in primis lui la voglia di imparare come si fa, prendendo in mano gli attrezzi e le parti di ricambio, come facciamo noi».

Oltre ad uno spazio adibito ad officina meccanica –in cui curare e rimettere a nuovo i “pazienti a due ruote” -il deposito di viale Monte Kosica è provvisto anche di un ambiente alquanto particolare, “il grottino”, in cui biciclette e telai riposano in attesa di finire sotto i ferri. «Qui dentro ci teniamo i “rottami”- scherza il presidente della Ciclofficina- vecchie bici di valore che ci vengono donate, pezzi di ricambio e telai che utilizziamo per dare vita a nuove biciclette per poi metterle all’asta. Ci capita un po’ di tutto, tempo fa addirittura una “saltafoss”, una specie di bici cross bmx, davvero originale».

Non chiederti cosa può fare la tua Ciclofficina popolare per te, ma cosa puoi fare tu per lei. E’questa la vostra filosofia? «Sì perché lo scambio di conoscenze, sia teoriche che pratiche, è alla base della nostra associazione» conclude Alessio Morciano.

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