Il cugino: «Voglio capire come è successo»
«Leonilde per me era come una figlia. Mi chiamava “papi” e quando veniva a casa portava la gioia».
NONANTOLA. «Con quel sorriso contagioso, lei e la figlia Katia ci portavano ogni anno gioia e luce. Leonilde mi chiamava "papi" tanto era profondo l'affetto che ci univa. Mia moglie è sconvolta dal dolore» Sono le parole commosse di Egidio T. Errico, medico psichiatra e psicoanalista a Salerno, marito di una cugina di primo grado di Leonilde Luise, la trentacinquenne di Nonantola deceduta sabato. Il dottor Errico è profondamente turbato per quanto accaduto.
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«Leonilde e mia moglie hanno lo stesso nome. Le separano 10 anni d'età ma erano unite e molto amiche. Quante estati hanno trascorso insieme a Villa Roberta, la nostra casa di campagna, Leonilde e sua figlia Erika. Quante giornate spensierate nella nostra piscina. Con quel sorriso. È stata una mamma eccellente. Mia moglie è sconvolta .
Per descrivere Leonilde non si possono che utilizzare gli aggettivi migliori: lei era buona, educata, con una potenza comunicativa che ho riscontrato rare volte nelle persone. Aveva una marcata capacità di legare con le persone ed aveva la capacità di saper trasmettere affidabilità. Si capiva che di lei ci si poteva fidare. E poi aveva cuore. Questa somma di qualità in una sola persona non è un dato scontato, tutt'altro. Specie in un mondo improntato all'indifferenza come il nostro».
La voce del dottor Errico si incrina. Fa un respiro profondo prima di riprendere a tratteggiarne la personalità e, nel dolore, sembra un fiume in piena, quasi che con le parole potesse riportarla in vita: «Era una ragazza di una dinamicità rara. Lavoratrice, onesta, come lo sono tutti nella sua famiglia, aveva anche altre qualità. Per esempio la capacità di creare, ma il "fai da te" era solo una parte della sua poliedricità. le piaceva dilettarsi creando: con la ceramica, e poi i quadri, il bricolage. Ha visto l'arredamento di casa? Sommava il dono della manualità al buon gusto.
Del resto io non l'ho mai vista inoperosa. E' stata segretaria in uno studio legale e, per un periodo, è stata titolare di un bar a Modena, L'Antico Caffè, prima con alcuni soci, poi da sola. Quando si accorse che andare avanti non sarebbe stato possibile non si è persa d'animo. Si è rimboccata le maniche e ha ricominciato».
Leonilde originaria del salernitano viveva nel modenese dall’età di sei anni quando sua madre, rimasta vedova, decise di emigrare. Con lei e il fratellino Domenico. Era il 1986.
Una famiglia (Leonilde era nata il 3 giugno 1980) che ha sofferto altri tragici eventi. Deceduto Mario, suo padre, per leucemia, ha perso anche due zii amatissimi, fratelli di Mario. Nel 2010 ad Aversa lo zio Agostino, rimase vittima di un pirata della strada.
Recentemente aveva perso anche l'amata mamma, imprenditrice. «Era una gran lavoratrice anche lei. - ricorda il dottor Errico - Mia moglie ed io ora verremo a Nonantola» conclude con un filo di voce il dottor Errico. «Voglio vederla, quella strada. Com'è, in che stato è. Voglio capire come sia potuto succedere. E se ci siano responsabilità terze». C'è anche un amico modenese che vuole ricordare Leonilde Luise. Si chiama Paolo. Definisce "enorme" il dispiacere che sta provando. Sa tradurlo in parole dolcemente: «Quel sorriso era un bene prezioso che non ha mai lesinato a nessuno. Un sorriso che amava condividere con tutti. Ero suo amico da un paio di anni. Non tra i più assidui forse, ma so che quel sorriso altruista mancherà fortemente».
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