Aemilia, i Bianchini vanno alla sbarra
Processo per 147 imputati: in aula anche Gino Gibertini, Vincenzo Iaquinta, Michele Bolognino e chi rideva del sisma
Sono 147 gli imputati che andranno a processo per l’inchiesta “Aemilia”. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare, Francesca Zavaglia, dopo poche ore di camera di consiglio. Di fatto non c’è stato quel filtro che qualcuno sperava. Sono infatti appena due i “non luoghi a procedere” emessi, che si sommano ai 71 riti abbreviati richiesti (praticamente tutti i boss della ’ndrangheta, a partire da Nicolino Grande Aracri) e i 19 patteggiamenti. Per gli abbreviati, tra cui anche il geometra del Comune di Finale, l’appuntamento è per l’11 gennaio quando inizieranno le udienze nell’aula bunker di Bologna.
Andranno perciò a processo - si inizia il 23 marzo, alle 9, in tribunale a Reggio - diversi nomi di spicco dell’inchiesta, coordinata dalla Dda, e che ha visto grandi protagonisti i carabinieri di Modena, che hanno sempre guidato le indagini e operato tra arresti e sequestri.
«Riteniamo che questo primo importante step processuale possa essere inteso come una conferma del lavoro sin qui svolto», dice il procuratore reggente di Bologna, Massimiliano Serpi.
Degli imputati al carcere duro 41bis solo il presunto boss Michele Bolognino non ha chiesto il rito abbreviato. Il suo avvocato, Carmen Pisanello, spiega la decisione come una scelta fatta da un uomo “coraggioso. Si sente di non essere parte di quest’associazione e per questo andiamo a dibattimento. D'altronde tutti quelli che hanno scelto l’abbreviato sono quelli di Cutro, tutti effettivamente sono collegati. Noi siamo gli unici non collegati».
E la vicenda di Bolognino si intreccia con quella della famiglia Bianchini di San Felice, con Augusto e la moglie Bruna Braga accusati di concorso esterno per le note vicende legate ad appalti e gestione di amianto e rifiuti. A Reggio ci saranno anche i tre figli, Alessandro, che fondò la una nuova impresa dopo i guai della Bianchini Costruzioni, e i due fratelli a cui si contesta la cessione di quote societarie.
A processo andranno pure organizzatori dell’associazione, come Gaetano Blasco e Antonio Valerio, i due che in una conversazione intercettata ridevano delle scosse del sisma del 2012; poi partecipanti come il ravarinese Vincenzo Mancuso e Gianluigi Sarcone, gli imprenditori come i Vertinelli di Reggio Emilia e Gino Gibertini, coinvolto per una sospetta estorsione anche se il modenese si è sempre difeso - all’udienza preliminare ha scelto di non parlare, affidandosi ad una corposa memoria - dicendo di avere le carte che ne certificano la trasparenza. Tra chi andrà a dibattimento c’è infine l’ex calciatore della Nazionale Campione del mondo nel 2006 Vincenzo Iaquinta. L’ex attaccante della Juventus risponde della violazione di reati di armi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso. Al padre Giuseppe, imprenditore, viene invece contestata la partecipazione nell'associazione. (fd)
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