Nosheen: «Dedico la cittadinanza a mia madre scomparsa»
Nosheen Ahmad But, pakistana, rifiutò un matrimonio combinato e fu punita Il padre uccise la moglie che la difendeva. Oggi vive a Carpi, da ieri è italiana
MODENA. «È il giorno più importante della mia vita. Lo sarebbe stato anche per mia madre che oggi non può essere qui con me a gioire per questo riconoscimento che mi viene dato dall’Italia. Lo dedico a lei, anche se non se c’è più».
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Per la prima volta in vita sua ,Nosheen Ahmad But, 25 annI parla in pubblico e ad ascoltarla ci sono le massime autorità civili e militari della provincia, invitate dal prefetto Di Bari per la consegna della cittadinanza italiana “per meriti speciali”.
La sua voce è incrinata dall’emozione. Sa bene di essere un simbolo, molti la conoscono solo attraverso le cronache dei giornali da quella maledetta sera di cinque anni fa quando la sua vita è stata sconvolta dalla tragedia a Novi, dove abitava assieme alla famiglia immigrata dal Pakistan.
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Il 3 ottobre 2010 suo padre Ahmad Khan But uccise la moglie Shahmaz Begum a colpi di mattone, nel cortile della casa dove abitavano anche altre famiglie di connazionali. La sua colpa? Aveva difeso la figlia Nosheen davanti a tutti perchè la giovane, all’epoca ventenne, si rifiutava di sposare il pakistano che il padre aveva scelto come genero. Il rifiuto del matrimonio combinato, la legge non scritta della più conservatrice tradizione famigliare pakistana, aveva fatto maturare nel padre la scelta di punirla nel modo più severo. Al fratello Umair il compito di bastonarla a morte, di fronte a tutti.
Ma la madre si ribellò all’autorità del marito, del capofamiglia e della tradizione, morendo per le gravi ferite. Nosheen si salvò, anche grazie all’intervento di un cinese che aveva sentito le urla e che bloccò il fratello. Un anno dopo il padre fu condannato all’ergastolo e il fratello a vent’anni di reclusione; le pene sono state confermate sino all’ultimo grado di giudizio.
«Ora voglio pensare al mio futuro, a una casa e a una famiglia - racconta Nosheen al termine della cerimonia, ancora commossa per gli applausi - Cerco un lavoro e vorrei finire le scuole superiori. Dopo quello che è successo sono riuscita a fare il quarto anno, ora mi manca solo l’ultimo prima del diploma». Al suo fianco annuisce Souad Sbai, deputata entrata nella Lega, fondatrice dell’Associazione Donne Marocchine in Italia e parte civile nel processo in cui sono stati condannati gli autori dell’omicidio.
Nosheen ha interrotto del tutto i rapporti con padre e fratello in carcere. I primi tempi è andata in comunità, poi è stata adottata dalla famiglia di Ambra Tabacchi, titolare della Quasar, un’azienda di confezioni di Carpi. Accudisce l’anziana madre della titolare, fa la badante, cucina le tagliatelle e le lasagne, nelle ore libere fa qualche passeggiata con poche e selezionate amiche, affrontando a testa alta il disprezzo di molti suoi connazionali.
Ma è anche una giovane di 25 anni e ha un sogno nel cassetto, sposarsi con un fidanzato che non vive a Carpi come lei ma di cui è innamorata. Lo ha scelto lei e questo la compensa in parte delle sofferenze subite, compresa la separazione dagli altri fratelli e sorelle che ora vivono in comunità.
«È una ragazza in gambissima - dice la signora Tabacchi, che ieri la teneva per mano durante la cerimonia in prefettura - Ha diritto a fare la sua vita, di lei non possiamo che parlar bene. La conosco da quando era ragazzina perchè sua madre ogni tanto ci aiutava. Oggi vive con noi, è di famiglia».
Il prefetto Di Bari ha sottolineato l’eccezionalità del provvedimento mentre il Procuratore Lucia Musti ha riconfermato la vicinanza dei giudici e delle forze dell’ordine.
«Quell’uccisione è stata un’omicidio culturale, non ho altro termine per definirlo - ha detto - Queste due donne, Nosheen e sua madre, avevano accolto e condiviso la cultura dei diritti della terra che le aveva accolte pur mantenendo le loro tradizioni. Sono state colpite per questo e ora i loro aggressori sono in carcere».
Non è mancata la parte più propriamente politica, con i sindaci di Modena, Novi e Carpi che hanno riconfermato il loro impegno per l’accoglienza e l’integrazione, garantendo servizi e pari opportunità anche a chi arriva da altre terre e da altre culture e riesce a trovare una sistemazione nella nostra provincia.
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