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Non pagano e fanno fallire il bar a Marano

di Carlo Gregori
Non pagano e fanno fallire il bar a Marano

Marano. Una coppia rileva un locale, lo svuota e non salda il debito al titolare. Risarcirà in vent’anni

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MARANO. Dovrà pagare un quinto dello stipendio per una ventina di anni per risarcire la sua parte di debito verso la proprietaria di un bar del centro portato alla chiusura dopo essere stato spogliato di tutto l’arredamento. Lo ha deciso ieri mattina il giudice civile del Tribunale al termine di un’udienza nella quale sono state riconosciute le ragioni dell’assistita dell’avvocato Fausto Gianelli. È una pesante vicenda che ha portato alla scomparsa di un locale a Casona di Marano.

Nel 2011 la titolare del locale, una 55enne del posto, decide di accettare la proposta di una coppia di Marano: lui un bolognese, lei argentina più giovane. I conviventi vogliono rilevare il suo bar lungo la Fondovalle Panaro.

IL CONTRATTO  La titolare acconsente e chiede 120mila euro per locale (gestione) e avviamento compresi gli arredi che però, per clausola, diventano dei nuovi gestori solo a fine pagamento. Ma i due non hanno soldi e così si arriva a un accordo a loro favore: metà contante in futuro e subito metà in cambiali. I due pagano la prima, circa 5mila euro. Poi più nulla. La titolare aspetta e, dopo aver ascoltato innumerevoli scuse, capisce che i due non pagheranno più. Così si rivolge all’avvocato e avvia un’azione civile per lo sfratto.

LO SFRATTO Nel 2013 arriva il giorno dello sfratto ma l’ufficiale giudiziario tira su la saracinesca e trova il locale non vuoto, ma spoglio l’arredamento era stato tutto portato via. Scatta una denuncia per appropriazione indebita. I due giurano che l’arredamento, chissà perché, lo hanno messo a riparo in un garage. Ma alla fine non lo restituiscono mai. Intanto la causa civile avanza spedita al tribunale di Modena e si definiscono le posizioni. Si scopre che lui è disoccupato, mentre lei lavora in una fabbrica di pizzette surgelate. Quindi ha uno stipendio fisso. Per questo il giudice ha ordinato che risarcisca 55mila euro, metà del denaro dovuto, con il quinto dello stipendio da cedere ogni mese.

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