Unicredit ha risarcito 27 clienti per 1,6 milioni
Il fidato direttore di filiale, ora a processo per furto, giocava di nascosto in Borsa Prese ingenti somme da numerosi conti, mai resi 710mila euro girati al padre
“Ale”, il direttore di banca amico, l'esperto contabile del quale tutti i clienti si fidavano al punto di non chiedergli resoconti, con le sue “dritte” di alta finanza giocate in borsa avrebbe fatto sparire una somma molto alta per la quale la banca ha poi pagato in via stragiudiziale risarcimenti per quasi 1,6 milioni di euro. E alla fine del gioco, quando si è accorto che anche il padre stava perdendo molto, secondo l’accusa ha deciso di ripianare il suo buco prendendo soldi da tre clienti per 710mila euro. Soldi che il padre ha trovato addebitati al suo conto e poco dopo, con un altro gioco di prestigio, trasferiti nuovamente altrove.
Ieri mattina, l'ultimo a sfilare davanti al giudice al processo sul caso di A.B., il direttore di banca accusato di furto (difeso dall'avvocato Ruggero Vandelli), è stato un testimone-chiave: l'avvocato Arturo Franchini, all'epoca dei fatti - siamo nel febbraio 2009 - legale dell'Unicredit. Franchini, oggi in pensione, ha spiegato in modo chirurgico cosa è accaduto, in base alle sue indagini interne, alla filiale di via Peruzzi dove A.B era direttore quando erano state messe le mani sui conti di 27 clienti.
Franchini è stato incaricato dopo che la banca ha constatato una serie di tre grossi ammanchi per un totale di 710mila euro che, guarda caso, corrispondeva all'importo accreditato sul conto del padre del direttore di filiale. Tre operazioni che sono state ricostruite passo per passo da documentazione contabile. Tutte con firme falsificate dei clienti originali. Tutte a carico di clienti che erano all'oscuro e non hanno mai dato ordine di girare denaro al padre di “Ale”, come tutti lo chiamavano, tanta era la fiducia in quel direttore.
L'avvocato ha parlato prima con loro, poi con il padre del direttore, subito dopo che questi - al centro dei sospetti della banca - aveva tentato il suicidio. Gli ha dovuto spiegare a lungo cosa risultava prima che l'anziano desse segno di aver capito bene. Ma questi, come ha ribadito ieri in aula come teste, ha detto che si trattava di soldi suoi appena rientrati da un “pronto contro termine” scaduto. Alla fine, quei 710mila euro non sono stati restituiti. Anche perché pare che siano poi stati girati altrove.
Questo scherzo contabile è stato ricollegato alla posizione di altri clienti 24 clienti - in tutto, i danneggiati sono 27 - che la banca nel frattempo considerava in sofferenza per gravi esposizioni e per fidi accesi all'improvviso. Gente che, ascoltata dalla banca, è risultata all'oscuro di tutto. In sostanza, cifre cospicue tratte dai loro conti correnti venivano letteralmente giocate in borsa nella fase depressiva della crisi (siamo nel 2009) puntando su un trading speculativo: venivano comprate azioni ad alto rischio. Ma la crisi proseguiva implacabile e i titoli si affossavano subito lasciando grossi ammanchi nei conti dei clienti all'oscuro. E anche quello del padre sarebbe stato un buco simile. Per cui è stato necessario mettere denaro fresco sul suo conto per dare la parvenza che tutto andasse bene. Il gioco ha funzionato perché, ha spiegato ieri l'avvocato Franchini, nessuno sapeva o poteva comprendere ciò che avveniva dietro le quinte. “Ale”, il direttore esperto e fidato, mostrava dei pezzi di carta scritti a penna o dava informazioni orali e ai clienti bastava così. Nessuno ha mai ricevuto rendiconto bancari ufficiali. E c'era un motivo: la posta bancaria era stata deviata sulla filiale stessa sempre con firme false.
L'11 gennaio si terrà la discussione, alla quale partecipa la parte civile seguita dall'avvocato Luca Scaglione, in vista della sentenza.
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