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Ceramica, è stato l’anno della svolta

di Andrea Gilioli
Ceramica, è stato l’anno della svolta

Sono cresciute le esportazioni di piastrelle +1,8% e forse è finito anche lo stallo del mercato interno. Un 2016 in risalita?

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La domanda mondiale di ceramica continua a crescere e anche le aziende italiane, per lo più concentrate nel distretto sassolese, fanno la loro parte. Il 2015, secondo le previsioni comunicate ieri, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, organizzata da Confindustria Ceramica, si chiuderà con un aumento delle vendite e del fatturato e, dopo anni di calo, con un dato stabile per il mercato italiano. «E stato un anno di conferme. - ha spiegato il presidente dell'associazione di categoria, Vittorio Borelli - La vendita di ceramica italiana è salita dell'1,4%, superando la soglia dei 401 milioni di metri quadrati. Come ormai succede da tempo ben l'80% del prodotto viene venduto fuori dall'Italia e l'export, anche se in leggero rallentamento, fa segnare ancora una crescita (+1,8%). Il fatturato delle aziende dovrebbe chiudersi con un +4,5% rispetto ai dati del 2014 (quindi sopra i 5 miliardi di euro) e la buona capitalizzazione delle imprese, anche quelle più piccole, ha permesso alle aziende di effettuare con mezzi propri gli investimenti tecnologici, portando avanti il rinnovamento avviato da alcuni anni. Il dato del mercato italiano (-0,3%) fa ben sperare dato che negli scorsi anni avevamo assistito sempre a forti cali. Ovviamente c'è ancora molto da fare se si pensa che il mercato interno prima della crisi assorbiva 180 milioni di mq, contro gli 80 di oggi. Per invertire questa tendenza serve far ripartire l'edilizia e crediamo che la conferma degli incentivi per le ristrutturazioni sia un elemento positivo, anche se la speranza è quella di rendere strutturali questi incentivi».

Gli imprenditori si sono detti soddisfatti anche per l'abolizione delle tasse sulla prima casa, ma chiedono un maggior impegno per ridurre la pressione fiscale sulle imprese. Tra le preoccupazioni maggiori la concorrenza cinese, che potrebbe diventare minacciosa dal prossimo autunno, quando scadranno le misure anti-dumping dell'Unione Europea. «Ci stiamo impegnando tramite diversi europarlamentari – ha precisato sul punto Borelli – per far capire alla Commissione europea l'importanza di tali dazi, che potrebbero venire meno con l'automatico riconoscimento della Cina come economia di mercato. Dalla nostra parte ci sono, per la prima volta, anche le associazioni imprenditoriali del Nord Europa e confidiamo quindi che la commissione intervenga per evitare un riconoscimento del tutto inadeguato, dato che la Cina non rispetta 4 dei 5 parametri necessari per essere un'economia di mercato». Ad aiutare le imprese ceramiche italiane anche il calo di prezzo dei prodotti petroliferi e il buon cambio euro-dollaro, che ha aiutato le esportazioni verso gli Stati Uniti, che insieme alla Germania si sono dimostrate le locomotive dell'export ceramico.

«A livello di mercati – ha aggiunto Borelli – preoccupa invece la situazione del nord Africa, penalizzato dalle note vicende geopolitiche, e della Russia, dove per diversi fattori la vendita di piastrelle italiane è calata di quasi il 50%. Purtroppo, infatti, le sanzioni internazionali hanno portato a un rallentamento generale del mercato russo e ovviamente appoggiamo la volontà del governo di chiedere all'Europa l'eliminazione di tali sanzioni economiche».

A preoccupare gli imprenditori anche la crisi che ha colpito alcuni paesi emergenti, le cui ingenti produzioni, in seguito ad un calo della domanda interna, rischiano di riversarsi verso paesi terzi, togliendo mercato all'export italiano. Dal punto di vista occupazionale la situazione nel distretto è stabile, anche grazie al Job Act, che sta portando nuove assunzioni e stabilizzazioni.

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