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Ingegneria, un libro sui primi 25 anni della facoltà

Ingegneria, un libro sui primi 25 anni della facoltà

Un quarto di secolo, il primo per una facoltà che è diventata grande quando ha aggiunto il triennio per completare i primi due anni di corso che a Modena erano stati sempre di casa. Ma in un certo...

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Un quarto di secolo, il primo per una facoltà che è diventata grande quando ha aggiunto il triennio per completare i primi due anni di corso che a Modena erano stati sempre di casa. Ma in un certo senso, aggregate alla facoltà di Matematica, le discipline insegnate in quella sede erano la Cenerentola del nostro ateneo.

Da qui parte la narrazione di “Venticinque anni di Ingegneria a Modena”, un libro e un cd che documentano l’evoluzione della facoltà. Oggi, con un record di iscritti che ha superato le 3 mila unità, il Dipartimento offre quattro indirizzi con 82 docenti. Molta acqua è passata dal luglio del 1989 quando il Ministero della Pubblica istruzione mette il suo bollo sul decreto che istituice la facoltà e la dota di 14 docenti più tre tra ricercatori e un docente specializzato già in carico a Scienze.

A tenere a battesimo la nuova creatura è Giancarlo Pellacani che da semplice professore (poi rettore) aveva messo allo stesso tavolo industriali e politici. L’obbiettivo è esplicito: «Se vogliamo far crescere l’industria modenese, la sua capacità di competere, dobbiamo crearci in casa gli specialisti in grado di ideare e inventare le macchine che servono».

La sua tenacia è pari al tempisto con cui i capitani d’azienda, nei rampanti anni ’80, cercano cervelli dentro e fuori dall’Italia.

«Proprio nel 1992 nasce il Consorzio Universitario per lo sviluppo della facoltà d’Ingegneria - ha ricordato ieri con orgoglio il rettore Andrisano presentando la pubblicazione - Fu quello il momento della svolta quando cominciarono ad affluire i capitali grande a una largo concorso delle associazioni di categoria, delle istituzioni locali, delle imprese piccole e grandi e ovviamente anche dello Stato».

Alla fine, a conti fatti, quando si tratterà di tagliare il nastro nella nuova sede in fondo a via Vignolese a due passi dal campus universitario, proprio il bilancio nazionale avrà contribuito per poco più della metà della spesa. Il resto lo avranno tirato fuori i modenesi, come contribuenti dalle tasse degli enti locali o come appartenenti alle associazioni di categoria ma per i vertici di Ingegneria quelle spese sono state un toccasana per l’economia di tutta la provincia, nonostante i limiti della crisi attuale.

«Il boom di iscrizioni deriva anche da un dato di fatto: il 92% dei laureati qui a Modena trova lavoro al massimo entro un biennio - spiega il direttore del dipartimento, Alessandro Capra - La qualità dei laboratori e delle collaborazioni è tale che c’è uno scambio naturale con il mondo delle aziende, anche a livello nazionale e internazionale».

Quest’ultimo forse è l’aspetto più eclatante e al tempo stesso meno conosciuto di Ingegneria a Modena. Sui quasi 9 milioni di budget del dipartimento oltre 2 sono quelli forniti da accordi economici e convenzioni con grandi aziende del calibro di Ferrari, Cnh, Bmw e Ducati. Ma il settore collegato alle auto è solo la punta dell’iceberg: negli altri tre settori della facoltà si arriva a un centinaio di accordi con altrettante aziende di cui più della metà sono attualmente operativi. (s.c.)

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