Mirandola, a Gavello la fabbrica della droga
Sei arresti che per i carabinieri fanno parte di un'organizzazione che vendeva a pacchi lo stupefacento spedendolo in Inghilterra e in Irlanda. Allacciamento abusivo all’Enel per evitare sospetti con super-bollette per l'elettricità. Coltivazione con metodi industriali: recuperate 5mila piante di marijuana
MIRANDOLA. Una fabbrica della droga nelle campagne tra Quarantoli e Gavello. L’hanno scoperta i carabinieri, arrestando nei giorni scorsi sei cittadini cinesi, all’esito di un blitz partito dalla Toscana, da Prato.
Perché nelle valli di Mirandola, lontano da occhi indiscreti, si concentrava buona parte della produzione di un nuovo brand commerciale da affari, come spesso sanno coltivare i più spregiudicati imprenditori neoliberisti giunti dall’oriente in Europa. Dei sei arrestati, uno è un ricercato. Da mesi i carabinieri e la polizia lo cercavano in mezza Europa. Altri tre sono cinesi con permesso di soggiorno regolare nella Bassa modenese.
Tutti interpreti di questa moda che ha sorpreso gli investigatori, per organizzazione, puntualità e vastità del fenomeno. Nulla a che vedere con le classiche dieci piantine di marijuana coltivate da qualche “cannonaro” con l’indole indotta del commerciante tra amici e conoscenti. Qui parliamo di circa cinquemila piantine, una vera e propria produzione in scala che partiva dai semi e in stanze alimentate con speciali lampade favoriva la crescita protetta delle piante dalle quali si ricava la celeberrima sostanza stupefacente.
Per non attirare troppe attenzioni su quell’ex capannone artigianale con annessa attività dismessa dopo il terremoto, l’organizzazione cinese aveva evitato di chiedere un proporzionale allacciamento energetico, che avrebbe sicuramente incuriosito, vista la quantità di volt necessari. E così, seguendo le orme di un filone erogativo molto più italico, ecco il classico allacciamento abusivo alla rete dell’Enel, scoperto dai carabinieri di Prato in collaborazione con i colleghi modenesi durante il blitz.
L’operazione era partita in primavera dopo le indagini dei carabinieri di Prato e si è conclusa nella Bassa nelle scorse settimane. I militari toscani hanno infatti scoperto che l’organizzazione dei cinesi acquisiva siti industriali nel nord Italia e li trasformava in gigantesche serre. Poi, con nomi di fantasia dei mittenti, spediva il prodotto lavorato e opportunamente confezionato sottovuoto in Inghilterra e specialmente in Irlanda del Nord.
I militari hanno sequestrato nell’operazione complessivamente centinaia di chili di marijuana, arrestando numerose persone in collaborazione con il Police Service of Northern Ireland, che a sua volta ha eseguito perquisizioni, arresti e sequestri. L’esistenza di questo sito “produttivo” a Gavello è stata tenuta nascosta nel modenese, ma si è via via chiarita con le informazioni dalla Toscana. (ase)
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