La Regione apre ad un nuovo argine
Bomporto. Bonaccini promette che farà valutare il progetto dopo le 700 firme per una struttura che scongiuri l’alluvione
BOMPORTO. C’è una speranza per il progetto promosso dai cittadini del centro che prevede la costruzione di un argine dal cavo Minutara all’incrocio tra la Panaria con via per Modena, fino all’argine del Panaro.
L’idea sarà sottoposta in gennaio al Comitato istituzionale dei comuni colpiti dall’alluvione. La promessa è del presidente della Regione, Stefano Bonaccini che ieri, insieme al sindaco Alberto Borghi, ha incontrato i cittadini promotori della petizione: 776 le firme dei residenti nel cuore del paese invaso dall’acqua a gennaio 2014. Per evitare che l’alluvione si ripeta, si erano dichiarati addirittura disposti ad autotassarsi per la costruzione di un argine.
Il progetto prevede che si costruiscano 750 metri d’argine e l’opera nel complesso comporterebbe una spesa al massimo di 100mila euro: «Abbiamo avuto una sensazione positiva dopo il confronto di questa sera e abbiamo apprezzato che il presidente sia venuto qui, per un faccia a faccia diretto con i cittadini», commenta Emilio Marchetti, tra i promotori della petizione.
L’appuntamento non è stato solo celebrativo. Un cittadino, mentre il presidente della Regione stava parlando di posti di lavoro creati dalla realizzazione di opere a tutela del territorio gli ha fatto presente che, probabilmente, ai presenti sarebbe interessato maggiormente parlare di argomenti più legati a Bomporto. Ne è derivato un breve battibecco.
All’appuntamento poi hanno partecipato anche cittadini solieresi, fortemente preoccupati per gli argini. Uno di questi, il consigliere comunale Cesare Silvestri, ha consegnato a Bonaccini un documento in cui si evidenzia che Aipo non draga i fiumi e l’ultimo intervento risale al 1973. Particolarmente agguerrita anche la consigliera comunale, sempre di Soliera, Giovanna Zironi la quale ha evidenziato come già dal 2013 si sapesse che la zona di esondo del Secchia fosse ricompresa tra la Tav e il ponte dell’Uccellino. Questo perché la Comunità Europea ha commissionato uno studio sul rischio idrogeologico che ha preso il Secchia come fiume pilota.
Bonaccini ha poi fatto presente come siano stati firmati diversi “via libera” alla concessione di risarcimenti per chi ha subìto danni. Eppure alcune imprese lamentano di non avere ricevuto nulla. Come l’azienda agricola Salsi Alfo di via per Modena, 106: «Noi dovremmo avere dai 30 ai 35mila euro di risarcimento – spiega Marcello Salsi – ma dopo quasi due anni non abbiamo ancora visto niente. Poi, come ci hanno riferito alcuni tecnici della Cia, dovrebbe ottenere soltanto una quota parziale, pari al 60%: ci chiediamo perché non possiamo avere tutto il danno coperto».
Un altro cittadino ha sottolineato come l’alveo del fiume in un punto sia più alto di qualche metro rispetto al livello che consentirebbe una garanzia. L’incontro è stato affollato: vi hanno preso parte circa cento persone, a conferma di quanto il tema dopo due anni sia ancora molto sentito.
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